Parla Messora: “Legge su copyright Ue colpirà Lega e M5S. Tutto partì da Davos”

Interviste

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Parliamo di legge sul diritto d’autore europeo e Lo Speciale intervista Claudio Messora, esperto di comunicazione web e blogger di successo, che ha lanciato sul suo sito  ByoBlu una petizione ai membri del Parlamento europeo affinché non ratifichino la direttiva Ue già approvata dalla Commissione giuridica. L’articolo 11, secondo la rete, costringerebbe chiunque utilizzi snippet di contenuti giornalistici online ad ottenere una licenza dall’editore. L’articolo 13 invece obbligherebbe le piattaforme digitali a filtrare i contenuti pubblicati dagli utenti.

Ma è davvero così? Con Messora abbiamo cercato di capire quali insidie si nascondono dietro la legge in discussione, e come potrà cambiare internet nel caso in cui il Parlamento europeo decidesse di dare semaforo verde al testo licenziato in Commissione.

LEGGI SU LO SPECIALE INTERVISTA A MARCELLO FOA

Poniamo il caso che la legge entri definitivamente in vigore. Cosa accadrà concretamente?

“Internet, da strumento di discussione e di libertà che ha modificato sostanzialmente in questi anni il tessuto sociale, diventerà strumento oscurantista e medievale, braccio destro di una società orwelliana peggiore delle più nefaste previsioni. In pratica si consegnerà agli editori e a tutto l’establishment che sta dietro di loro, la possibilità di operare una censura preventiva sul web, impedendo il dibattito civile, ponendo dei tasselli e dei balzelli su qualsiasi frammento di articolo prodotto da un giornale, in maniera che chiunque volesse soltanto linkarlo non potrà più farlo senza aver acquisito una licenza a priori. Significherà in pratica silenziare il confronto pubblico, disattivare la possibilità di utilizzare la rete per costruire un’ opinione, e fare in modo che le uniche opinioni possibili siano quelle dei grandi editori assimilabili al potere”.

Quindi una sorta di censura legale?

“Sì, con l’obiettivo di impedire che i cambiamenti sociali e politici arrivino dal basso e fare in modo che tutto torni ad essere calato dall’alto. Internet ha reso dura la vita in tutti questi anni a quanti erano intenzionati a pianificare la societa. Mi riferisco alle elezioni americane, al referendum costituzionale in Italia e alla Brexit”. 

C’è chi come Marcello Foa vede in questa legge un altro tassello del processo di censura iniziato con la lotta alle cosiddette fake news. Condivide?

“Quella delle fake news è una strumentalizzazione inventata. Esistono soltanto come neologismo o fenomeno importato, nato immediatamente dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. Non a caso la battaglia contro le fake news è stata lanciata da Hillary Clinton in seguito alla sua sconfitta. Clinton rappresentava il partito che anni prima aveva portato Barak Obama alla vittoria grazie alla rete e che, fino all’esito finale delle elezioni, glorificava internet e il mondo dei social come grande strumento di innovazione. Quando le cose sono girate per loro a rovescio e ha vinto Trump, allora internet è improvvisamente diventato propalatore di bufale e fake news da combattere ad ogni costo. Battaglia che partita dall’America clintoniana è arrivata in Italia trovando sostegno in Matteo Renzi, Laura Boldrini e tanti altri. Fake news significa raccontare una notizia falsa, ma dobbiamo metterci d’accordo sul concetto stesso di falsità”.

Non è sempre facile però separare il vero dal falso. Come orientarsi in rete?

“Che significa falso? Se io scrivo che è crollato un ponte a Messina e non è vero, quella notizia si sgonfierà dopo cinque minuti. Ma non mi si può dire che una notizia è falsa se la mia interpretazione o analisi del mondo e dei fatti è diversa da tutte le altre, questa a casa mia si chiama censura. Questi signori hanno messo in piedi un sistema di pressione contro i social con intenti quasi minacciosi. Non è stato del resto lo stesso George Soros a dichiarare a Davos che i grandi colossi del web sarebbero stati colpiti a suon di regolamentazioni e tasse? E non è lui a finanziare gran parte dei progetti dell’Unione Europea? Sta di fatto che negli ultimi tempi i proprietari dei social sono corsi ai ripari annunciando la non monetizzazione dei siti rientranti in una fantomatica lista dei cattivi messa in piedi non si sa da chi. Guarda caso uno di questi siti è il mio perché giudicato non politicamente coerente con la loro missione. La seconda mossa è stata quella di Facebook che ha completamente inattivato la distribuzione dei post delle pagine pubbliche. Così una pagina che ha centomila iscritti ha potuto distribuire i propri contenuti soltanto ad un massimo di mille persone. Questo è assurdo”.

Non è paradossale che proprio chi ha bisogno del consenso per sopravvivere come i politici, poi approvi  leggi che sembrano orientate a limitare l’azione dei principali veicoli di consenso?

“Non è paradossale se si considera che i social hanno cambiato i paradigmi della politica. Il nuovo corso è partito dal basso e quindi oggi la priorità è quella di costruire una gabbia in grado recintare e imbrigliare la veicolazione del consenso, affinché possa essere controllato, manipolato e indirizzato da altre parti. E’ dunque necessario che questa gabbia venga divelta dall’azione congiunta della rete e del nuovo Governo del cambiamento”.

Il Governo Conte potrà fare qualcosa?

“Il 4 di lugio questa direttiva potrebbe essere approvata dal Parlamento europeo e a quel punto gli Stati membri saranno costretti a recepirla pena il rischio di incorrere in sanzioni. Purtroppo però anche qualora il Governo dovesse decidere di non recepire la direttiva, saremo comunque obbligati a sottostare alle regole che i social si daranno per ottemperare alle nuove disposizioni. Quindi la censura preventiva ricadrà su tutti gli Stati, perché Facebook non è che tratterà gli utenti italiani diversamente da quelli degli altri Paesi che avranno recepito la direttiva Ue. Per questo è importante firmare la petizione. In Europa ci sono già centomila firme più le ventimila raccolte in Italia. Spero ne arrivino molte altre in questi ultimi giorni, in modo da scuotere le coscienze dei parlamentari. Non dimentichiamo che l’anno prossimo ci saranno le elezioni europee.”

Di Maio si è pronunciato contro questa legge ma poi gli europarlamentari di Lega ed M5s come voteranno realmente? Ha notizia del loro orientamento?

“Il M5S è nato in rete ed ha al suo interno tanti strenui difensori della libertà sul web. Non credo che di fronte ad un simile provvedimento possa cedere a logiche politicamente corrette. Anche la Lega ha molti esponenti nati, cresciuti e coccolati in rete, che proprio grazie ai social si sono fatti conoscere entrando in Parlamento. Credo che né la Lega, né il M5s potranno accettare un’umiliazione simile, anche perché non hanno un sostegno da parte dell’establishment mediatico tradizionale, giornali e televisioni. Hanno quindi bisogno del supporto della rete almeno fino a quando non riusciranno a riequilibrare l’informazione televisiva. Da questo Governo penso abbiamo tutto il diritto di attenderci una piena tutela della rete e non la sua distruzione”. 

 

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