Rinvio copyright Ue, parla Messora: “Prima vittoria. Ora due proposte”

Interviste

Legge sul copyright in rete, se ne riparla a settembre. Il Parlamento europeo discuterà dopo l’estate la direttiva che contiene i temutissimi articoli sulla proprietà editoriale dei contenuti divulgati, e sull’obbligo per le piattaforme di filtrare ogni contenuto che possa ledere il diritto d’autore. Hanno deciso per ora di soprassedere. E contro la direttiva europea si era pronunciato oggi il Ministro dell’Interno Salvini che aveva espresso solidarietà nei confronti dell’enciclopedia online Wikipedia, oscurata in segno di protesta. Lo Speciale ha parlato di tutto questo con il blogger Claudio Messora  che sul suo sito ByoBlu ha lanciato una petizione ai parlamentari europei perché non diano seguito alla direttiva e blocchino i due articoli ritenuti lesivi della libera circolazione delle informazioni sul web.

Il Parlamento Ue ha rinviato la decisione sulla direttiva inerente il diritto d’autore in rete a settembre. Una prima vittoria?

“Certamente la mobilitazione ha prodotto i suoi effetti ma non illudiamoci. Per usare un’immagine, il cappio resta appeso al collo, però. In pratica il boia ci ha concesso un po’ più di tempo per respirare, ma la battaglia non è affatto vinta”.

Cosa si può fare in questi due mesi?

“Proseguire la mobilitazione ad ogni livello. Le pressioni giunte dall’Europa e dall’Italia hanno sortito almeno per ora un primo risultato. Il rinvio a settembre con la possibilità di maggiori approfondimenti è sicuramente un fatto importante. Devo ammettere che stamane ero tutt’altro che fiducioso. Dobbiamo continuare il pressing per modificare la direttiva e io avrei già due proposte da avanzare”.

Ossia?

“In primo luogo l’introduzione del “Fair Use” sul modello americano, che consente di implementare il diritto di cronaca e di critica potendo utilizzare brevi spezzoni di contenuti altrui a corredo di un commento su un dibattito pubblico. Attraverso questo sistema, prendendo ad esempio lo spezzone di un noto programma televisivo, posso organizzare un talk show e un dibattito con ospiti via Skype e su internet. Riportare un pezzo di trenta secondi al massimo non significa certo infrangere il diritto d’autore. Penso che una seria riforma debba includere la possibilità di fare ricorso al Fair Use, per consentire agli utenti di poter utilizzare modiche quantità di contenuti diversamente protetti da copyright”

E l’altra?

“Se si impone la necessità di acquisire licenze sul web, allo stesso modo deve essere anche prevista una specifica modalità di acquisizione. Prendiamo il caso che io voglia usare per due minuti una canzone di Vasco Rossi in un mio video. Perché non introdurre uno strumento che mi permetta di acquisire detta licenza e magari versare a Vasco Rossi dieci o venti euro per quei due minuti o tre di utilizzo di un suo testo? Un modo semplice e democratico con cui permettere a qualsiasi cittadino di poter acquisire i dovuti permessi senza il rischio di vedersi bloccato il video. Se si fa questo ragionamento allora si può anche essere d’accordo con lo spirito della riforma. Altrimenti si continuerà a favorire la disparità di trattamento evidente fra i grandi media che hanno rapporti privilegiati con gli autori e possono quindi utilizzare i loro contenuti senza difficoltà, e gli operatori del web che continueranno invece ad essere penalizzati nonostante la mole di informazioni che producono”.

Anche Salvini si è schierato contro la direttiva Ue. Come commenta?

“E’ un segnale importante anche se Salvini rappresenta una parte minoritaria del Parlamento europeo. Il problema è rappresentato da Tajani che esprime le posizioni del Partito Popolare europeo e che ha invece detto che la legge passerà perché così deve essere. Poi hanno rinviato a settembre, ma resta un’ampia maggioranza favorevole che forse ha preferito non decidere per valutare meglio i rischi in vista delle prossime elezioni europee”.

Come giudica invece la protesta di Wikipedia?

“Penso siano stati costretti a scendere in campo, perché sebbene la legge sul copyright non li riguardi direttamente, hanno comunque l’esigenza di tutelare la libera circolazione dei contenuti che regola anche la loro attività. Un loro silenzio di fronte ad una legge che consentirà ai privati la possibilità di decidere che cosa un utente potrà pubblicare o meno, sarebbe stato certamente incomprensibile. Giudico positivo che siano scesi in campo, ma se invece che farlo tre giorni prima della discussione, lo avessero fatto come ByoBlu già diverse settimane fa , la cosa avrebbe potuto avere un impatto maggiore”.

Adesso sarà importante il contributo della politica. Ma non si avverte come la sensazione che alla fine questo tema interessi poco o niente anche quelle forze cosiddette populiste che avrebbero tutto l’interesse a combattere la direttiva?

“Alla politica di internet non frega niente. I politici utilizzano la rete per conquistare il potere quando tutti i mezzi di comunicazione sono occupati dagli altri. Quando poi si arriva al governo, si acquisisce la possibilità di gestire tutti i sistemi mediatici che comunque hanno interesse a relazionarsi con il potente di turno. Quindi a quel punto si avverte la necessità di occupare gli spazi istituzionali del potere, come la Rai per esempio, o di privilegiare il rapporto con i giornali che contano. La difesa della rete in questo contesto diventa secondaria. Cosa vuole possa interessare se ai poveracci sul web viene messo in discussione il diritto di pubblicare link, nel momento in cui si ha la possibilità di parlare dai salotti di Vespa o dell’Annunziata per esempio?”. 

 

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