Lega, parte la vera opposizione al governo: la magistratura

Politica

Ci siamo, anzi ci risiamo. Sembra un film a cui abbiamo assistito altre volte. Visto che l’opposizione al governo gialloverde (Fi e Pd) latita, è in agonia, non riesce a ritrovare la quadra, oscillante tra personalismi sterili, sudditanza verso i rispettivi usurati capi (Renzi e Berlusconi), tra livore ideologico, schemi superati, inni ai fronti repubblicani, stile 1948 (riferimento, quello di Calenda, che non porta bene, visto l’esito dello scontro tra De Gasperi e Togliatti), e divisioni interne; allora, ancora una volta, è scesa in campo la magistratura. Esattamente come ai tempi di Tangentopoli, una giustizia che il governo accusa essere a orologeria, che tenta di sostituirsi alla politica, riempiendo gli spazi che quest’ultima lascia.

I magistrati ora chiedono al leader leghista Salvini, nonché vicepremier e ministro degli Interni del governo Conte, di fare luce su 49 milioni di euro. Al di là dell’inchiesta (una storia vecchia di 10 anni), la coincidenza sembra sorprendente, ma nemmeno tanto.
Siccome l’esecutivo stava portando a segno alcune cose non da poco (rapporti con la Ue, immigrazione, sicurezza, decreto dignità), era ed è necessario ridimensionarlo?
Una valutazione generale comunque va fatta: chi di giustizialismo colpisce, di giustizialismo perisce.

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Sia la Lega, basti pensare ai suoi esordi (la lotta contro la corruzione partitocratica di Roma ladrona), sia i grillini (che hanno fatto della moralità pubblica e della politica anti-spreco, anti-casta, anti-privilegi la loro ragione sociale), hanno nel dna una concezione anti-garantista, quasi giacobina.
Il rischio che corrono è un appannamento dell’immagine. I 5Stelle lo hanno provato sulla loro pelle, quando anche i sindaci nuovi e alternativi, tipo la Raggi e l’Appendino, si sono confrontati con inchieste, accuse, errori. La Lega vedrà in questi giorni, quanto costa ergersi a paladini del cambiamento e del via tutti, dai ladri ai criminali, dagli immigrati ai mafiosi.

L’onestà, va ricordato, è una precondizione della politica, non la base della politica. Perché altrimenti possiamo avere un politico ladro, ma capace sul piano amministrativo e un politico onesto, ma incompetente nella funzione di legislatore. E poi, la responsabilità non è mai oggettiva, ideologica, relativa a categorie di persone (politici per definizione corrotti e popolo per definizione pulito), ma personale, soggettiva.

Il tempo parlerà chiaro (siamo in uno Stato di diritto, c’è la presunzione di innocenza, non di colpevolezza): se la vicenda dei soldi della Lega è un fatto reale, una minestra riscaldata riguardante, tra l’altro, la gestione-Bossi, o soltanto fumo negli occhi, un fuoco di paglia.
Resta il fatto che l’Italia non può permettersi un’opposizione giudiziaria. Le opposizioni politiche, quindi (Pd, Fi) devono tornare a fare politica e smetterla di polemizzare pregiudizialmente col governo, rimpiangendo il tempo perduto.

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