Omicidio Loris, parla Meluzzi: “Veronica lucida assassina? I miei dubbi”

Interviste

La Corte d’assise d’appello di Catania ha confermato la condanna a 30 anni di carcere a carico di Veronica Panarello, accusata dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere del figlio Loris Stival, di 8 anni, ucciso a Santa Croce Camerina (Ragusa) il 29 novembre del 2014 . Lo Speciale ha chiesto un commento allo psichiatra Alessandro Meluzzi a detta del quale in questa vicenda non tutto rientrerebbe alla perfezione. Dopo la lettura della sentenza, la Panarello ha urlato contro il suocero Andrea Stival che ha varie volte accusato di essere l’assassino di Loris. L’uomo, a detta della donna, avrebbe ucciso il piccolo per impedirgli di riferire al papà di aver scoperto che mamma e nonno erano amanti. Accusa però che gli inquirenti, così come i giudici di primo grado e di appello, hanno ritenuto del tutto infondata, riconoscendo Veronica come l’unica autrice materiale dell’omicidio del figlio.

Anche i giudici di appello hanno confermato la condanna a trent’anni per Veronica Panarello, accogliendo la tesi della Procura e dei giudici di primo grado. La donna avrebbe agito con piena lucidità. Condivide?

“Non entro nel merito della decisione dei giudici, anche se devo dire che in base alle prove raccolte, se la Panarello è davvero colpevole, la pena tutto sommato mi sembra giusta. Penso che comunque l’intera indagine e i successivi risvolti penali, avrebbero dovuto tenere conto con più profondità della struttura psichica della donna”.

Si può usare il termine “lucida assassina” di fronte ad una personalità che è apparsa comunque molto disturbata?

“Ho l’impressione che la sua capacità di intendere e di volere sia stata accertata alla luce di una lettura e di un uso della psichiatria forense piuttosto datato. Mi spiego meglio. E’ stato riconosciuto che la Panarello era portatrice di sicure fragilità e disturbi della personalità, ma senza recepire nel contempo una visione della psicopatologia forense per la quale anche i disturbi strutturali della personalità possono essere considerati un fattore che inficia  la capacità di intendere e di volere, come del resto appurato anche da una sentenza della Cassazione. Credo che sarebbe stato necessario un diverso taglio psicanalitico nella lettura della personalità, anche rispetto all’eventuale esecuzione del reato all’interno del quale, come spiega la sentenza, lei è l’unica colpevole”.

Il fatto che continui ad indicare il suocero come colpevole che sta a significare? Che ormai si è costruita un suo scenario, una sua verità e ha finito per convincersi che Andrea Stival sia davvero il colpevole?

“Il ruolo del suocero a mio giudizio andava approfondito e badi bene che non sto dicendo che lui sia colpevole, me ne guarderei bene. Se è vero però come uscito sui giornali che esisterebbero numerosi sms e scambi telefonici in un periodo ristretto fra i due prima dell’omicidio, questi aspetti a mio giudizio avrebbero meritato indagini più accurate. Non sono in grado di dire se fra suocero e nuora vi fosse effettivamente una relazione sentimentale, ma penso sarebbe necessario indagare a fondo anche nel pieno interesse dello stesso Andrea Stival”

Qualora questa ipotesi fosse stata verificata pensa avrebbe in qualche modo cambiato qualcosa?

“Penso di sì. Se per caso Veronica Panarello fosse stata davvero l’amante del suocero questa vicenda andrebbe riletta in una chiave diversa. Non si può accettare il principio in base al quale l’ accusa della Panarello non andava presa in debita considerazione perché proveniente da una persona già squalificata nella sua credibilità o perché giunta nei modi e nelle forme più improprie. Perché la credibilità di una persona non si può negare a prescindere. Un approfondimento maggiore penso avrebbe permesso anche di rispondere a due obiezioni molto forti”.

Ossia?

“Primo, il movente che al momento è ancora molto discutibile, mentre emerge chiaramente nello scenario dipinto dalla Panarello: in secondo luogo resta da chiarire la questione della famosa seconda ombra della macchina, e come una donna così scombinata possa aver fatto tutto in modo tanto rapido e così efficacemente. Poi la terza questione riguarda la vicenda del famoso cacciatore che quel pomeriggio sembra andare a colpo sicuro nel rinvenire il cadavere di Loris. Tre elementi che avrebbero fatto drizzare le antenne ad un buon detective”.

Quindi pare di capire che a suo giudizio non potrebbe ancora parlarsi di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio?

“I dubbi ci sono, perché penso che l’indagine sia stata troppo centrata sulla destrutturazione, e direi anche su una sorta di antipatia, nei confronti della supposta colpevole. La Panarello per la sua lunga propensione a mentire, per le sue incongruenze dichiarative è apparsa del tutto non credibile. Ma così come non ci possono essere persone credibili al cento per cento, non esistono nemmeno persone totalmente non credibili. Anche la persona meno credibile ogni tanto può dire una cosa vera, allo stesso modo di come un orologio fermo, almeno due volte al giorno, segna comunque l’ora giusta”.

 

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