Incontro Mattarella-Salvini (con la regia di Giorgetti). Ecco cosa si diranno veramente

Politica

Non importa quello che comunicheranno all’esterno. L’incontro tra il capo dello Stato Sergio Mattarella e il vicepremier Matteo Salvini, è il frutto di una parola sola: strategia. Reciproca. Nessun editto ufficiale, nessuna intesa ideologica, ma unicamente strategia. Al massimo, una tregua.
Innanzitutto, il colloquio è stato possibile grazie alla mediazione di un altro stratega: Giorgetti, l’uomo che tesse tutte le tele, l’uomo di fiducia del leader leghista e a questo punto, anche del Quirinale (per il principio delle porte girevoli).
Giorgetti, infatti, sempre più, sta diventando il Gianni Letta del governo.

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E di fronte ad un Conte silente, a detta di molti, indispettito dall’eccessivo protagonismo dei Dioscuri (Salvini e Di Maio), in perenne bilico tra mutismo e tentazione polemica, una cosa va ammessa: il termometro dei rapporti istituzionali sembra volgere al sereno.
Se ufficialmente la nota del Quirinale “ha escluso valutazioni sulle sentenze”, cioè la trattazione dell’argomento-rimborsi elettorali, autentica spina nel fianco per l’immagine dei leghisti, allora, giustamente ci si chiede, quale è il vero argomento sul tappeto?
La verità è semplice: nessun argomento. Solo l’esigenza reciproca di normalizzarsi e tranquillizzarsi.

Salvini, dopo aver alzato il tiro nei confronti del presidente ha capito che necessita di una legittimazione alta. Quella della pancia italica non basta. Non può continuare a fomentare un clima da guerra civile “in alto” (con i supremi vertici dello Stato); e “in basso”, con la demagogia “tematica”: immigrazione, sicurezza, porti chiusi, contanti liberi, censimento rom etc.
Il ministro degli Interni sa benissimo che a lungo la comunicazione bellicista, non paga, usura e abbisogna di fatti concreti, che se non vengono, producono una reazione altrettanto violenta, di segno contrario, da parte dell’opinione pubblica. Questo è stato l’epilogo della narrazione populista di Berlusconi, Renzi e soci: terminata con la rivolta dei loro stessi fan.

Mattarella, dal canto suo, non può guidare ogni giorno l’opposizione extraparlamentare al governo gialloverde. Al posto di Fi e del Pd, per ora è stato l’unico che ha tuonato contro le politiche del governo, in primis contro le chiusure a 360 gradi, il razzismo, l’egoismo, il sovranismo.
E per causa di forza maggiore, avendo dato parecchi colpi al cerchio, ora deve pensare alla botte: non strappare troppo con Palazzo Chigi e col leader più ingombrante e lontano dalla sua concezione politica e culturale.
Insomma, più che le parole, nel confronto di oggi conteranno i fatti che seguiranno.

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