Decreto dignità. Boeri, ma chi sono i veri negazionisti politici?

Politica

A parole, gli esponenti del pensiero unico politicamente e culturalmente corretto (liberal o radical) sono per l’alternanza democratica. Amano l’America, la considerano la culla della democrazia e della civiltà (solo quando a guidarla ci sono gli Obama o i Clinton); ma quando c’è Trump, la patria della libertà diventa improvvisamente il laboratorio della xenofobia: il batterio-alfa che produce morte, populismo e sovranismo in tutto il mondo.

E tra le parole magiche della tradizione Usa, mutuate in Occidente, c’è lo “spoil system”: l’obbligato e legittimo ricambio del ceto politico, della classe dirigente, a seguito di un avvicendamento politico alla guida delle istituzioni, frutto di una nuova scelta elettorale da parte dei cittadini.
Noi in Italia abbiamo subìto, infatti, per decenni, il bombardamento del mito dell’alternanza, simbolo e bandiera della democrazia maggioritaria.

Ma quando a vincere le elezioni è stata la destra, capeggiata dall’odiato Berlusconi, questo valore è stato puntualmente ignorato. Con un format preciso: primo, il popolo non ha scelto liberamente, ma è stato turlupinato, raggirato dalle tv del Cavaliere; popolo naturalmente retrocesso a rango di plebe. Secondo, l’avvicendamento di classe dirigente (dal parlamento allo Stato) fatto dalla destra in passato e oggi dal governo Salvini-Di Maio, non è ricambio democratico, ma “epurazione”, operata dal nuovo fascismo, contro seri professionisti, seri servitori dello Stato e seri studiosi. Terzo, ogni diversa interpretazione politica, storica, culturale, diventa automaticamente “negazionismo”. Come dire, da una parte c’è la verità, il bene, l’etica, la morale, incarnati e rappresentati dalla razza padrona di sinistra o laicista; e dall’altra, c’è il male, in tutte le sue declinazioni.

Questa è stata la parola usata ieri da Tito Boeri, presidente dell’Inps, a proposito degli attacchi rivolti proprio alla sua persona dal ministro Tria e dai vice-premier Salvini e Di Maio: “Le accuse contro di me, sono negazionismo economico”.
Oggetto del contendere, come noto, il Decreto Dignità, le sue correzioni e l’aggiunta della manina che avrebbe allegato alla relazione tecnica del provvedimento, stime falsate sui posti di lavoro (8.000 in meno all’anno, per colpa del decreto del governo gialloverde); stime ritenute, come detto, “prive di fondamento scientifico” dal ministro Tria.

Un attacco che il presidente dell’Inps non si aspettava e che mina dalle fondamenta la credibilità di un’istituzione considerata la vestale dei numeri.

Finché il tema riguardava le interpretazioni (“gli immigrati pagano le nostre pensioni”), lo scontro si era limitato alla politica. Ossia, Salvini ha fatto politica, Boeri ha fatto politica (è comunque un uomo scelto dal centro-sinistra). Ma adesso la dimensione dello scontro ha acquistato una rilevanza istituzionale. E’ l’Inps stessa ad essere penalizzata, delegittimata e Boeri ad avere il fiato sul collo. E non sono servite, in proposito, le tardive rassicurazioni di Di Maio, nella qualità di ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico: “Per il momento non possiamo mandarlo via”.

“Negazionismo” è stata la risposta di Boeri. Come la difesa ideologica che compiono i politici quando si affermano verità scomode o contrarie al pensiero unico, o la risposta degli storici ufficiali quando si mettono in discussione ricostruzioni culturalmente acquisite, ad esempio sulla Rivoluzione francese, la Resistenza, la guerra mondiale etc.
Ricordiamo sommessamente un concetto: negazionismo è negare la realtà, confonderla col proprio pensiero, con l’ideologia; revisionismo, invece, è il naturale processo di modifica dei dati, delle fonti e delle testimonianze relative agli argomenti trattati, che portano a cambiare giudizi e analisi.

A conti fatti, oggi i veri negazionisti sono i padroni del vapore, economico, istituzionale, politico, mediatico. Che non accettano di essere messi in discussione in base al loro diritto ereditario.

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