Governo. Da Istat a Confindustria, tutte le nuove opposizioni sul piede di guerra

Politica

Confindustria, Istat, Quirinale, Magistratura, cos’hanno in comune? In questo momento sono le opposizioni extraparlamentari al governo giallo-verde. Costituiscono una sorta di Santa Alleanza contro Di Maio e Salvini.

Visto che le opposizioni politiche, da Fi al Pd sono in crisi, bloccate dentro schemi vecchi, incapaci di capire la realtà, le nuove categorie della politica (che non sono più destra-sinistra, ma alto-basso, popoli contro caste, identità contro globalizzazione, democrazia politica contro economica e finanza); incapaci di darsi una linea, una quadra che abbia un senso, se non la mera riproposta di parole e censure morali e ideologiche (governo fascista, populista, di destra estrema), l’azione di surroga la svolgono i poteri dello Stato. Quelle istituzioni, per natura conservatrici che non si sono mai mosse con tanta veemenza nei confronti dei governi di centro-sinistra, guarda caso, non scelti dal popolo, ma dal Palazzo, da operazioni concepite e attuate dall’alto.

L’Istat con i suoi numeri, la Confindustria con il “terrorismo psicologico” come ha detto Di Maio, il Quirinale con continue “indicazioni” ed esternazioni, totalmente opposte alla linea del governo e la magistratura con inchieste.

Per carità, tutto legittimo: ma non può non colpire la sincronia degli attacchi.

E quando le istituzioni fanno quadrato intorno alle stesse istituzioni, evidentemente avvertono un pericolo. Una minaccia che rischia di far saltare equilibri e un sistema di potere legittimato da un pensiero unico, che non andava mai messo in discussione.

Ecco, crediamo che sia proprio questo il pericolo rappresentato dall’esecutivo Conte, cogestito dal duo Salvini-Di Maio. Indipendentemente dai risultati (se alla politica degli annunci seguiranno fatti concreti): non tanto il cambiamento promesso agli italiani, ma la rottura rispetto al vecchio potere.

L’Istat si è preso la briga di proporre l’etno-sostituzione (l’arrivo dei migranti) per pagare le pensioni, e si è preso la briga di elencare posti di lavoro che spariranno per colpa del Decreto Dignità; stesso attacco concentrico effettuato da Confindustria (a proposito della lotta alla precarietà). Sergio Mattarella ad ogni visita estera, illustra una società e un’Europa opposte alle attuali politiche sull’immigrazione e la sicurezza. Lui, che dovrebbe essere il garante dell’unità nazionale, pare che abbia a cuore unicamente l’integrazione e l’Europa di Bruxelles: “da prima gli italiani”, a prima gli immigrati.

La magistratura, come noto, ha velocizzato l’inchiesta sui rimborsi elettorali.

Come finirà questa guerra? Certamente non bene per l’Italia.

 

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