Caso Josepha, parla Fusaro: “Ma quale smalto, è distrazione di massa”

Interviste

Josepha, la naufraga rimasta in mare per oltre 48 ore e poi soccorsa dalla nave Open Arms, aveva lo smalto alle unghie quando è stata recuperata in mare. La notizia ha fatto il giro dei social (dove molti hanno subito parlato di una messinscena mediatica) prima di essere bollata come fake news. Una giornalista a bordo della nave ha infatti rivelato che lo smalto sulle unghie, effettivamente visibile nelle foto, le è stato messo dalle operatrici della Ong durante il viaggio in Spagna, per risollevarle il morale e aiutarla ad uscire dal dramma psicologico vissuto. Non ce l’aveva quindi quando è stata recuperata fra le onde. La polemica sta divampando, come se lo smalto sulle unghie cambi effettivamente la sostanza del problema, legato al dramma dell’immigrazione  e alla gestione dei flussi. Lo Speciale ne ha parlato con il filosofo Diego Fusaro.

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Lo smalto di Josepha è diventata la notizia di prima pagina di giornali e televisioni. Al di là del fatto che si tratti di una fake news, merita davvero uno spazio così rilevante? Oppure la rilevanza che se ne dà nasconde altri fini?

“Il fatto che il dibattito si sia polarizzato intorno a questa questione del tutto secondaria, la dice lunga su come il dibattito pubblico sia in realtà viziato da questioni irrilevanti che impediscono puntualmente di mettere a fuoco i veri problemi. Ritengo ci si debba concentrare su altro. Parlare dello smalto è il frutto di quella che io ritengo essere una manipolazione organizzata dal sistema mediatico, che ha tutto l’interesse a spostare la discussione su temi di nessuna importanza, ma utili a sviare l’attenzione dalle reali emergenze e a non compromettere i rapporti di forza in gioco”.

La giornalista che ha smontato la presunta fake news ha rivelato che lo smalto alle unghie di Josepha l’hanno messo le operatrici a bordo della Open Arms per aiutarla a superare il dramma psicologico vissuto. 

“Mi pare che in situazioni così drammatiche siano altre le priorità che servirebbero ad un migrante soccorso in mare, per giunta quasi in fin di vita. Mah, non è facile comprendere. Questa vicenda non fa che sollevare ulteriori perplessità. Dovrebbe essere l’occasione ideale per sollevare l’attenzione su ciò che avviene a bordo di queste navi umanitarie. Il fatto che si creino anche certe notizie, la dice lunga su quanto la popolazione sia scettica sulle modalità di azione di alcune Ong e sarebbe quindi il momento di fare definitiva chiarezza per fugare ogni possibile dubbio”.

Infatti! Perché si chiedono molti, invece di mostrare i corpi senza vita dei migranti morti in mare, o lo sguardo perso nel vuoto di Josepha, non si iniziano a far vedere come avvengono le operazioni di salvataggio delle navi Ong e come vengono effettivamente salvate le persone?

“Se queste navi delle Ong non hanno nulla da temere o da nascondere come dicono, e non abbiamo motivo di dubitarne, perché non mostrano da chi ricevono i finanziamenti per le loro attività? Perché non mettono in chiaro le loro finalità, le loro madalità di intervento, le operazioni di salvataggio, per mettere a tacere i sospetti che da più parti si sono sollevati? Alcune Ong va detto questa chiarezza l’hanno fatta anche permettendo alla Polizia o ad osservatori esterni di salire a bordo delle proprie navi. Altre invece si ostinano a non volerla fare salvo poi indignarsi quando si denunciano i coni d’ombra che sussisterebbero intorno a certi interventi definiti umanitari”.

La vicenda di Josepha deve consigliare al Governo, e a Salvini in particolare, di moderare la politica di contrasto all’immigrazione, o è invece giusto proseguire con la linea della fermezza?

“Tutto sta nel modo in cui concepiamo ciò che sta avvenendo. Se lo consideriamo dal punto di vista dell’accoglienza e della solidarietà è evidente che la priorità non può che essere quella di accogliere tutti indistintamente ed integrare. Se invece come penso io siamo in presenza di una deportazione di una massa di schiavi, è ovvio che vada contrastata con tutti i mezzi leciti, e che la priorità sia quella di battersi contro di essa.  In difesa dei migranti in primo luogo, che hanno tutto il diritto di non essere deportati, e dei lavoratori autoctoni nostrani in secondo, che non devono vedersi fare concorrenza al ribasso dai nuovi schiavi deportati dall’Africa”

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