Migranti, da Europa 6mila euro per ogni migrante. Il NO di Conte e Salvini

Politica

“Col denaro tolto ai centri per migranti pago gli straordinari alle forze dell’ordine”. A dirlo è il ministro dell’Interno Matteo Salvini in un’intervista al Tempo e sembra quasi una risposta all’ultima sfida che l’Unione Europea ha lanciato ai populisti: “rimborsare” 6mila euro per ogni migrante. Con tanto di risposta sopraffine del premier Conte: “La solidarietà non ha prezzo. Non è una logica corretta dire: ce ne occupiamo noi, ci date i soldi e gli altri possono essere totalmente indifferenti a quello che succede”.

E anche Salvini ha parlato altrettanto chiaro, vuole “smettere di spendere una fortuna ogni anno per la gestione dei centri” piuttosto comincerebbe a usare quei soldi per pagare gli straordinari arretrati delle forze dell’ordine: “Uomini e donne – dice – servitori dello Stato, che hanno lavorato e che devono essere pagati Si parla di circa 50 milioni, e la priorità è quella”.

Sui centri di accoglienza la linea di Salvini non solo è quella di non accettare “l’elemosina” dall’Europa, come è stata più volta chiamata questa forma di sovvenzione agli Stati, ma chiede anche “una verifica a tappeto”.

Intanto il ministro dell’Interno mostra fiero il calo degli sbarchi di 27mila unità. Un problema che, se si continua così, per lui sarà ben presto “più facile da risolvere”. Nella mente di Salvini infatti ci sono altre priorità su cui intervenire, come “la lotta al commercio abusivo, c’è da fare i concorsi per il personale delle forze dell’ordine… C’è da fare tutto quello che si può fare con mezzo miliardo di euro, ossia la cifra che è possibile realizzare portando a compimento il programma di tagli”.

Fatto sta che al vaglio dell’esecutivo comunitario c’è l’apertura di nuovi “centri controllati” di accoglienza su base volontaria. Se pure l’Italia non dovesse aderire, altri Paesi potrebbero essere attratti da cotanti aiuti. In quel caso la Commissione assumerebbe un ruolo di coordinamento nella redistribuzione dei migranti.

Ma sia chiaro, come ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero, non è che l’Italia si tiri indietro rispetto alla prima accoglienza o chiuda i porti alle navi della missione Sophia. Non è d’accordo con l’Europa sul modo di intervenire in maniera non strutturale ma contingente, e anche questa non è una novità.

 

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