Diciotti, con Salvini indagato tanti rischi per il Governo. “Autunno caldo” alle porte

Politica

“L’inchiesta sarà un boomerang. Non mi opporrò all’autorizzazione a procedere, se il Tribunale dirà che devo essere processato andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini risponde così alle domande che gli ha posto il quotidiano Libero a proposito della notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati per la vicenda della nave Diciotti.

La Procura di Agrigento ha ipotizzato contro di lui i reati di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Indagato anche il capo di gabinetto del Viminale. Salvini però resta fermo sulle sue posizioni, forte anche delle proteste social di tantissimi suoi sostenitori che sembrano aver sposato appieno la tesi sostenuta dal leader della Lega. “Come è possibile che a Genova per il crollo del ponte Morandi non vi sia ancora nessun indagato nonostante quaranta persone rimaste sotto le macerie, mentre un ministro della Repubblica viene ora indagato per aver difeso i confini dell’Italia e la sua sovranità?” si domandano in molti.

A parte le proteste pro Salvini sui social, che sembrano prevalere abbastanza sull’esultanza di chi invece si complimenta per l’iniziativa giudiziaria utile a fermare la deriva definita razzista del Governo, sono le conseguenze politiche a preoccupare enormemente.

Secondo quanto riporta Repubblica l’imbarazzo in casa del M5S sarebbe molto alto, unito però alla consapevolezza che, costringere Salvini alle dimissioni, significherebbe far saltare la maggioranza giallo-verde, mandare a casa il Governo e tornare ad elezioni anticipate con la Lega che secondo i sondaggi supererebbe abbondantemente il socio di maggioranza: la vicenda giudiziaria inoltre rischia seriamente di rafforzare la posizione del Ministro dell’Interno agli occhi dell’opinione pubblica, come in effetti sembra stia avvenendo.

Dalle parti del Partito Democratico sono perfettamente consapevoli di come questa situazione sia un “tallone d’Achille” per i 5Stelle sempre inflessibili in passato contro qualsiasi ministro dei precedenti governi finito sotto inchiesta.  Il segretario Dem Maurizio Martina, su Twitter attacca:  “impressionante servilismo di Di Maio a Salvini. Persa qualsiasi coerenza pur di difendere il potere per il potere”.

Gli fa eco Matteo Renzi che aggiunge: “Non chiediamo a Di Maio di far dimettere #Salvini in 5 minuti”. No! Noi diciamo solo a Di Maio che la sua #DoppiaMorale è una vergogna civile. E che manganellare via web gli avversari quando fa comodo non è politica, ma barbarie. Parlavano di onestà, dovrebbero scoprire la civiltà”, ricordando quando il capo politico del M5s, nel 2016, chiese le dimissioni “in 5 minuti” dell’ex ministro Alfano perché indagato per presunte irregolarità nel trasferimento ad Isernia del prefetto di Enna. Inchiesta poi archiviata.

Di Maio ovviamente difende Salvini e replica: “Il ministro Salvini è indagato e credo che sia un atto dovuto in quanto ministro dell’Interno. Come ci si comporta in questi casi? C’è il codice etico dei ministri nel nostro contratto, secondo cui (..) deve continuare a fare il ministro. È nostro dovere attuare il programma elettorale ma è anche diritto-dovere della magistratura portare avanti i procedimenti giudiziari. Quindi – ha aggiunto – pieno rispetto per la magistratura e non facciamo ripiombare questo Paese negli scontri tra procure, pm e politica”. Stesso concetto ribadito in parte anche dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: “La magistratura può essere criticata ma mai offesa” ha dichiarato.

Secondo quanto riporta Repubblica sarebbe sempre più forte l’inquietudine dell’ala M5S che fa riferimento al Presidente della Camera Roberto Fico. “Il problema per Di Maio – scrive il quotidiano – è ora l’ala del Movimento più vicina a Fico. Tante, nelle ultime ore, le dichiarazioni di attacco a Salvini: da Paola Nugnes a Luigi Grillo, da Aldo Penna a Elena Fattori. E poi ci sono gli esponenti siciliani, che vivono con disagio le dichiarazioni contro il procuratore di Agrigento”.

C’è chi si spinge oltre paventando la trasformazione di Fico in un novello Fini (la denuncia è del filosodo Paolo Becchi) pronto a puntellare il Governo Conte, iniziando già dall’autunno sulla legge di Bilancio e creando una vera e propria fronda parlamentare contro Salvini. Timori che, inevitabilmente, albergano anche nella dirigenza dei pentastellati che come detto temono elezioni anticipate e un rafforzamento della Lega a scapito del Movimento.

La parola d’ordine di Di Maio e company per il momento è dunque quella di non inasprire i toni e barcamenarsi il più possibile: il che significa difendere Salvini, stando però ben attenti a non attaccare la magistratura. Sperando che lo scontro istituzionale non finisca con il degenerare.

Chi invece non ha dubbi al riguardo è il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che ha difeso Salvini senza se e senza ma. “Esprimo la mia vicinanza a Salvini – ha detto il Cavaliere – ancora una volta l’autorità giudiziaria è intervenuta su una vicenda esclusivamente politica su cui non dovrebbe minimamente interferire”. E’ chiaro come Berlusconi, che per anni si è dichiarato vittima dei complotti delle toghe, non possa non criticare l’intervento della magistratura, ma è altrettanto evidente come di fronte ad una “debolezza” dei 5S derivante dalla necessità di bilanciare le esigenze di governo con la storica vocazione filo-giudiziaria del Movimento, Forza Italia tenti di far capire a Salvini “chi sono i veri alleati”. Anche perché proprio la difesa a spada ad opera di Forza Italia metta ancora più in difficoltà i 5S, che non possono permettersi di avere la stessa posizione degli azzurri nell’attacco ad un’iniziativa di una Procura.

Di certo Salvini non sembra affatto deciso a mantenere una sorta di bon-ton nei riguardi dei procuratori che lo stanno indagando. Insomma, di abbassare i toni come chiedono Di Maio e company non ci pensa proprio e non intendono farlo i suoi sostenitori. Sul procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha detto:”Qualche mese fa diceva che il rischio di terroristi a bordo è alto. Ha cambiato idea? Per me il problema rimane lo stesso anche oggi”.

E c’è chi è tornato a paventare la possibilità che il leader della Lega possa approfittare di questa situazione per far saltare il banco e tornare presto alle urne. Anche perché, come detto, in autunno tutti i nodi verranno al pettine, soprattutto quelli economici con il ministro dell’Economia Tria che ripete quasi come un mantra che rispetterà i vincoli di Bruxelles e non permetterà sforamenti nei conti come chioedono invece sia la Lega che diDi Maio. Le elezioni anticipate potrebbero rivelarsi l’unica via d’uscita al rischio di un “pantano politico e istituzionale”.

 

 

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