Voglia di congresso (e di sinistra) nel Pd: dopo Veltroni, “la sveglia” di Calenda

Politica

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«Nel Pd si continua a ritardare la riflessione non solo sulla sconfitta, ma sulla crisi della famiglia progressista internazionale, credo che il terreno del confronto debba essere primariamente questo ed invece ci si continua ad occupare di altro e a rimandare un congresso che doveva svolgersi ieri e che invece non si vede ancora all’orizzonte». Parole dure quelle dell’ex ministro Carlo Calenda durante un’intervista a Radio Radicale.

Una data certa ancora non c’è, si parla di un congresso prima delle elezioni europee del maggio 2019 e al momento l’unico a scendere ufficialmente in campo candidandosi alla segreteria politica è stato il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti che ha annunciato una convention programmatica a Roma per i primi di ottobre. Per il resto, buio pesto.

SU LO SPECIALE L’ANNUNCIO DI ZINGARETTI

A rompere il muro di silenzio nei giorni scorsi ci ha pensato l’ex sindaco di Roma e primo segretario del Pd Walter Veltroni con un’editoriale pubblicato da Repubblica che ha aperto un acceso dibattito dentro il partito. I renziani non hanno molto gradito l’uscita di Veltroni, ma poco importa se è servito appunto a svegliare un dibattito praticamente andato in soffitta con la “tregua armata” decretata dall’elezione provvisoria di Maurizio Martina alla segreteria.

Veltroni ha scritto: “O la sinistra definirà una proposta in grado di assicurare sicurezza sociale nel tempo della precarietà degli umani o sparirà. O la sinistra la smetterà di rimpiangere un passato che non tornerà e si preoccuperà di portare in questo tempo i suoi valori o sparirà. O la sinistra immaginerà nuove forme di partecipazione popolare alla decisione pubblica, una nuova stagione della diffusione della democrazia, o prevarranno i modelli autoritari. Nelle future esperienze di governo della sinistra ci dovrà essere una più marcata radicalità di innovazione”.

Sinistra, sinistra e ancora sinistra. La parola d’ordine sembra tutta incentrata su un ritorno al passato, all’epoca di quella sinistra che molti elettori di area non sanno più nemmeno come è fatta, se è vero che alle ultime elezioni molti hanno votato Movimento 5Stelle o addirittura la Lega di Salvini.

L’intervento di Veltroni è stato commentato con toni entusiastici dallo stesso Calenda che ha detto: “Ottimo e interessante. Uno dei primi veri contributi di pensiero alla discussione sul futuro dei progressisti”.

D’accordo con l’analisi dell’ex leader Pd anche Nicola Zingaretti, che ha commentato:  “Come ha detto Veltroni, dobbiamo sbrigarci a rimetterci in moto e a voltare pagina, imparando a discutere senza litigare. Dobbiamo ricollocare politicamente la sinistra. I movimenti riformisti sono stati forti nel dopoguerra perché c’era una cultura della politica organizzata nella società. Oggi si è persa questa capacità di stare dentro la società moderna. Siamo stati pigri nel non scommettere in un grande movimento popolare unitario”.

E proprio la nuova collocazione a sinistra trova freddi, per non dire glaciali, i renziani. Ecco cosa ha detto Sandro Gozi: “Sui valori e sul ruolo dei progressisti e dei riformisti mi ritrovo molto ma io credo che oggi l’alternativa non passi attraverso le divisioni fra destra e sinistra e che dunque sia necessario costruire un’alternativa nuova che unisca tutti i riformisti, i liberali e quanti non si ritrovano nella destra di Salvini e Di Maio o che si sono pentiti delle scelte fatte. Occorre andare oltre il Pse per rifondare l’Unione europea. Occorre procedere sulla strada di En Marche”.

Due visioni dunque diametralmente opposte sembrano destinate a scontrarsi al prossimo congresso del Pd: quella macroniana incarnata da Renzi e company e quella di sinistra che molto probabilmente vedrà schierato un fronte ampio che da Zingaretti, potrebbe l’area di Cuperlo e trovare l’interesse degli ex ministri Orlando e Franceschini con i quali il Governatore laziale avrebbe già dei contatti in corso. Resta poi da capire come si muoveranno gli outsider, Calenda e Gentiloni per esempio, ma lo stesso segretario Martina e l’area dei “giovani turchi” capitanata da Matteo Orfini, fino al 4 marzo alleati di Renzi, ma ora decisi a puntare su nuove alleanze.

Ma gli occhi restano puntati soprattutto sull’ex segretario e i suoi fedelissimi che continuano comunque ad avere un largo seguito dentro il partito. Il progetto renziano di dar vita ad un nuovo soggetto politico sul modello di En Marche sarebbe sfumato di fronte ai numeri scoraggianti degli ultimi sondaggi che non lo vedrebbero raggiungere nemmeno il 5%,  e quindi la strada privilegiata per l’ex segretario sembra quella di restare nel partito: non è dato sapere se giocandosi il tutto e per tutto, candidando un proprio uomo alla segreteria con un programma di stampo macroniano o cercamdo alleanze con altre correnti, con un programma mediato ma comunque non troppo sbilanciato a sinistra. Ma al momento forse la notizia più attesa e gradita sarebbe la data del congresso.

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