Congresso Pd, Geloni: “A Zingaretti mancano parole chiave. Boldrini da sola non basta”

Interviste

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Nel Partito Democratico si è aperta la corsa alla segreteria. Ad aprire i giochi ha pensato il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti che ha annunciato la sua discesa in campo, senza escludere la possibilità di cambiare nome al partito. Intanto a sinistra sta facendo discutere l’iniziativa dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini che in vista delle elezioni europee ha proposto di dare vita ad un nuovo soggetto politico chiamato Lista Unitaria Europea. Di tutto questo Lo Speciale ha parlato con la giornalista e politologa Chiara Geloni.

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Zingaretti è sceso in campo candidandosi alla guida del Pd e annunciando l’intenzione di ricostruire il campo del centrosinistra. Quanto è convincente la sua proposta politica?

“Siamo ancora alle prime battute, la data del congresso ancora non c’è e non si conoscono nemmeno gli schieramenti in campo. Zingaretti dice molte cose condivisibili, ma non abbastanza per imprimere una decisiva svolta al Pd. Manca lo stimolo per convincere tante persone che si sono allontanate, a guardare nuovamente al dibattito interno a quel partito. Il rischio che vedo è quello di celebrare il congresso di un Pd sempre più piccolo e incapace di coinvolgere nuove energie. Un accordo anche ampio intorno al nome di Zingaretti sposterebbe sì la collocazione del Pd su posizioni più giuste, ma rischierebbe di non imprimere una svolta adeguatamente proporzionata alla sconfitta del 4 marzo”.

Zingaretti si è detto disponibile anche a cambiare nome. Questo non può essere già un evidente segnale di discontinuità?

“Il nome cambia se cambia la sostanza. Limitarsi a modificare soltanto il nome, rischierebbe di far perdere anche il consenso di quella percentuale di elettori che vota il Pd perché conosce il marchio. Al momento non vedo un cambio di prospettiva così dirompente da giustificare un nome nuovo”.

Alla Regione Lazio il Governatore ha privilegiato alle ultime elezioni l’alleanza con Liberi e Uguali contro la politica centrista di Renzi. Questo non è per la sinistra un aspetto comunque rilevante?

“Zingaretti non è sicuramente uguale a Renzi. Per altro Leu ha contribuito molto alla sua vittoria. Si tratta di una personalità che in questi anni ha compiuto scelte in totale autonomia e che ha sempre ragionato in una prospettiva di centrosinistra. Ciò non toglie il fatto che Zingaretti non sia stato ancora capace di trovare una chiave in grado di aprirgli le porte verso l’esterno, usando linguaggi non riservati unicamente alla nomenclatura dem. Spero sinceramente che trovi il modo di ribaltare questa situazione”

Leu come guarda al congresso del Pd? Una vittoria di Zingaretti quanto potrebbe essere importante?

“Tutti noi siamo interessati alla proposta di una sinistra di governo, che ovviamente Leu non è in grado di costruire da solo. Tutti guardiamo con attenzione e disponibiltà a ciò che accade nel campo del centrosinistra”.

Negli ultimi tempi la parola sinistra è ritornata spesso. L’ha pronunciata Veltroni, l’ha pronunciata Calenda ed è sempre presente nella bocca di Zingaretti. Questo che significa?

“Significa che si sta tornando alla normalità. Non esiste in nessun paese europeo schieramento di sinistra che abbia paura di definirsi tale. Solo in Italia ci si è vergognati di difendere questa identità, fatta non soltanto di idee ma soprattutto di persone. I risultati purtroppo si sono visti”.

In compenso Laura Boldrini ha annunciato la nascita di un nuovo partito in vista delle europee. Molti hanno ironizzato sull’acronimo “Lue” che sembra un inno all’Unione Europea. Come commenta?

“Il nome non è definitivo, ma qui non si tratta di fondare nuovi movimenti o mettere insieme quelli che ci sono già con operazioni capaci di unire ceti politici più o meno ampi. C’è necessità di una proposta che giunga dove la sinistra non arriva più. Tutto può essere utile, ma soltanto se fatto con questo spirito”.

A Laura Boldrini stava stretto Leu come partito? Alla fine non si rischia di dividere ancora di più il campo?

“Credo che la Boldrini intenda questa iniziativa con spirito unitario, per unire un’area di sinistra nuova in vista delle europee. Ma non basta la volontà dei singoli. La Boldrini è una personalità di questo campo nella quale molti si riconoscono, ma da sola non può certo pensare di risolvere i problemi della sinistra in Italia. Credo ne sia consapevole”.

In Europa dove si collocherà Leu? Con il Partito Socialista Europeo o in altre formazioni di sinistra radicale?

“Questo è senza dubbio un dilemma e un nodo da affrontare, ma lo è per l’intera sinistra europea. La ricetta in tasca non ce l’ha nessuno. Ci sono contraddizioni anche nel Pse, gruppo all’interno del quale io personalmente sarei portata a riconoscermi di più, pur convinta che la proposta di Moscovici come presidente non sia un’alternativa all’altezza di ciò che anche la sinistra europea si attenderebbe”.

Nelle ultime ore è circolata l’indiscrezione di una candidatura di Anna Ascani alla segreteria del Pd, a capo dello schieramente renziano, notizia poi smentita. Segno della confusione e della conflittualità che c’è nel fronte dell’ex segretario?

“Certamente c’è una difficoltà nel proporre candidature. Tutti i papabili cui pensa Renzi prenderebbero meno voti di quanti ne prenderebbe lui. Le candidature che potrebbero avere invece una forza effettiva gli sono sgradite, temendo possano poi rivelarsi troppo autonome. L’ex segretario preferisce dunque restare nel limbo anche perché nella sua ottica, l’unico candidato più forte e contemporaneamente più fedele a Renzi sarebbe soltanto Matteo Renzi”. 

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