A che punto è la ricostruzione del Pd tra smentite e verità

Politica

Spifferi dal Palazzo, polemiche, accuse, veleni. Il Pd di settembre non è poi tanto diverso da quello che avevamo lasciato prima di partire per mare o montagna. Addirittura si ricomincia con le smentite. Zingaretti Vs Renzi, poi Franceschini, Martina, Sala: tutti impegnati nel gioco a scacchi.

“Ciò che scrive oggi il quotidiano il Foglio “Una donna segretario. Renzi chiede ad Anna Ascani di candidarsi al congresso del Pd” e’ totalmente privo di fondamento” ha voluto precisare l’ufficio stampa di Matteo Renzi, dopo che il silenzio dell’ex premier era stato trasformato in una strategia precisa che coinvolgeva la sua fedelissima Anna Ascani, una dura e pure del renzismo.

“Il punto per noi è riorganizzarci” puntualizza oggi il segretario del Partito democratico Maurizio Martina ospite a Radio24. “Il lavoro di ricostruzione – aggiunge – deve essere profondo. Io mi rendo conto che dobbiamo rispondere al tema di un pensiero nuovo, riformista e democratico. Questo lavoro di riprogettazione politico e culturale lo dobbiamo fare. Credo che la questione per noi sia ricostruire questo pensiero dentro a un mondo che è completamente cambiato. Serve quindi un’alternativa forte. Non sono qui a raccontare che è tutto facile. Sono qui per mettere a disposizione il mio impegno per un lavoro comune”.

Ormai tra i dem è guerra alla strategia migliore, ad accaparrarsi il posto, a “scuotersi” ma tutto questo attivismo deve scuotere ma non rovinare il partito. Martina infatti chiede di non perdere la coerenza e la verità: “Perchè io ho visto i leader di questo governo dire il falso per opera di propaganda. Io non correrò mai dietro a loro, non dirò mai il falso, introiettando altra rabbia nel dibattito pubblico. Sarebbe sbagliato e non lo farò mai”.

Intanto oggi la riunione della segreteria dovrà affrontare il caso Libia, che incide anche sulla nostra stabilità oltre che su quella del Paese africano.

I dem chiedono che l’Italia cambi subito passo e non sottovaluti i rischi di quanto sta accadendo in Libia perchè questo potrebbe avere conseguenze gravissime. A dettare la linea l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, che in una intervista al Corriere della Sera chiarisce: “In Libia si riflette in maniera acuta qualunque elemento di tensione internazionale – sottolinea Minniti -. Per noi la stabilizzazione del Paese è fondamentale per il controllo dei flussi demografici, per fronteggiare il terrorismo e per continuare ad avere un dominio nel settore energetico. Finora l’Italia aveva avuto un ruolo da protagonista, tessendo la tela dei rapporti e coinvolgendo tutte le parti. Mi sembra adesso non si stia seguendo affatto questa strada”.

Ci pensa l’Onu intanto a dettare il passo: raggiunto accordo su cessate il fuoco, è stato lanciato un appello al dialogo da Italia, Francia, Gb e Usa.

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