Nuovo partito della Meloni. Dio mi “Salvini” dai populisti

Politica

Nel suo importante tentativo di disegnare il “nuovo fronte dei sovranisti italiani”, in vista delle europee e non solo, Giorgia Meloni, ha dato i voti agli altri partiti, alleati e nemici, confermando quel gioco delle parti, tipico della politica, che opera continui distinguo e continue sintesi.
Reduce dalla festa di Atreju e impensierita per gli ultimi sondaggi, che danno Fdi al 2,5%, la leader della destra italiana, in un’intervista a La Verità, ha marcato in modo inequivocabile, la distanza del suo partito dalla Lega e da Fi.

Tentando, da una parte, per l’ennesima volta di togliere Salvini dall’abbraccio mortale di Di Maio (medesima preoccupazione di Silvio Berlusconi), dall’altra, di ricondurlo nell’alveo tradizionale di un centro-destra che sta inesorabilmente, dati alla mano, tramontando, per puntellare almeno i governi regionali e quelli che verranno (Abruzzo, Sardegna etc).

Il rischio di Fdi, infatti, è quello di rimanere schiacciato, in un’inutile strategia di mediazione, tra gli interessi onnivori e la cannibalizzazione della Lega, in questo momento col vento in poppa (ha il 33% di consensi), e il ritorno in campo del Cavaliere, che potrebbe riconquistare qualche voto a danno della Meloni. E le posizioni intermedie, come noto (un po’ col governo sulla sicurezza e l’immigrazione, un po’ contro sull’economia), non pagano mai. Lo stesso slogan di Atreju “Europa contro Europa”, evidenzia tutta la difficoltà di una comunicazione ambigua e di un riposizionamento politico complicato.

E come si è riposizionata la Meloni? Con molte analisi a 360 gradi e auto-definizioni. Innanzitutto, il mostro sono i grillini: “Sul Decreto-Dignità i pentastellati hanno ribadito la guerra all’impresa e agli imprenditori per ottenere lavoro. Sbagliatissimo, anche Bertinotti l’ha capito. I grillini ricalcano un punto di vista sconfitto dalla storia”. Ovviamente, il messaggio è rivolto in primis, a Salvini che proprio ieri, a Quarta Repubblica, si è dichiarato “liberista”.

Poi, ha rifiutato l’alleanza della sua “nuova casa degli italiani, conservatori e sovranisti”, con Fi, rea di essere ormai distante da molte sue idee: valori non negoziabili, la famiglia naturale, temi economici, Europa etc. Infine, si è impegnata in un approfondimento concettuale sulla differenza tra sovranismo e populismo.
“Sovranismo è altra cosa rispetto al populismo. Prevede la difesa dei confini, della sovranità, della famiglia, dello Stato nazionale, dell’identità. Noi stiamo con Orban”. E rivolta alla Lega: “Bisogna scegliere tra Europa delle nazioni ed Europa delle regioni. Tra la patria e le patrie. Tra presidenzialismo e autonomismo”.

Un invito a Salvini a schierarsi, naturalmente abbandonando il populismo grillino, evitando anche la sovrapposizione ideologica che la Lega sta attuando nei confronti di Fdi.
Ma in conclusione, una domanda è d’obbligo: questa nuova casa italiana dei sovranisti e conservatori, la Meloni con chi pensa di farla?

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