Manovra, parla Borghi (Lega): “Non è sfida all’Europa e lo spread non ci fermerà”

Interviste

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Passa la linea Salvini-Di Maio sul deficit al 2,4%. L’accordo è arrivato al termine di un lungo, e a detta dei media molto teso, vertice a Palazzo Chigi dove i due vicepremier sono riusciti a far passare la posizione di Lega ed M5S. Il rapporto deficit-pil sarà del 2,4% per tre anni e questo in termini di soldi dovrebbe consentire lo sblocco di circa 27 miliardi per la manovra. Il Def è stato poi approvato dal Consiglio dei ministri. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che fino a ieri ripeteva che il deficit non avrebbe dovuto superare l’1,6% del pil, alla fine si è arreso e, stando ai rumors di palazzo, sarebbe stato sul punto di rassegnare le dimissioni se non fosse intervenuto il Capo dello Stato. Mattarella avrebbe chiesto a Tria di restare al suo posto per senso di responsabilità e il ministro si sarebbe convinto. Ora però cosa succederà con l’Europa alla luce degli allarmi arrivati dalle borse e dai mercati? Lo Speciale ne ha parlato con il parlamentrare leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio ed economista di punta della Lega.

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E’ fatta, Salvini e Di Maio sono riusciti a far passare la linea del 2,4% del rapporto deficit-pil. E’ soddisfatto?

“Sono abbastanza soddisfatto, anche perché questa è la linea che ho sempre sostenuto”.

I giornali stamane evidenziano come, grazie a questo accordo, sarà possibile reperire in manovra i soldi per il reddito di cittadinanza del M5S. Voi della Lega cosa portate a casa sostanzialmente?

“Il reddito di cittadinanza era sembrata la misura più in bilico, mentre quelle della Lega venivano date per acquisite. Quindi dal punto di vista mediatico è anche logico che oggi si metta in evidenza come, con questa manovra, si potrà avviare il provvedimento principale del programma dei 5S. Ma non dimentichiamo che questo governo è sostenuto da due partiti, quindi è impensabile che soltanto uno possa portare a casa dei risultati. Questa manovra sarà paritaria e contemplerà le esigenze di tutti”.

Partiamo dalla Legge Fornero. Ci sarà la quota cento, ossia la possibilità di andare in pensione con la somma dell’età anagrafica e di quella contributiva?

“Sicuramente questa è la parte dove cercheremo di investire le maggiori risorse. Su questo punto c’è una posizione comune fra noi e il M5S. Proprio sulle posizioni condivise sarà riservata la maggiore attenzione. La Legge Fornero ha creato delle storture inaccettabili che sono andate ad impattare in modo assurdo su persone che non avevano alcun tipo di tutela lavorativa o familiare. Trovarsi senza lavoro e senza reddito dopo sessant’anni pur avendo versato i contributi, era un’ingiustizia intollerabile”. 

Quota cento a 62 anni?

“Sì, siamo andati dritti su quest’obiettivo senza ripensamenti. Il traguardo che ci siamo prefissati è quello di arrivare a fine legislatura a quota cento pura, ossia con qualsiasi combinazione dei due parametri”. 

E sulla flat tax?

“Partirà gradualmente. Sulla flat tax il problema non è quello di reperire risorse o di valutare a quanto ammonterebbe il deficit. Non è detto infatti che il provvedimento debba necessariamente chiudersi in deficit. Questa misura rappresenta un sistema di forte semplificazione. La gente si focalizza molto sull’aliquota pensando che sia un regalo, quando invece rappresenta una vera rivoluzione. Abbassare fortemente l’aliquota togliendo tutte le complicazioni derivanti dalle deduzioni e detrazioni, alla fine consente di avere un sistema molto più semplice e facile da controllare, che riduce l’evasione. Vedremo alla fine quale sarà il reale gettito derivante dalla flat tax, ma laddove è stata applicata non ha mai portato un gettito inferiore e quindi più deficit”. 

Fissando il paletto del deficit al 2,4% avete sfidato l’Europa. Oggi già si vedono le prime conseguenze. Spread a quota 265, tassi oltre il 3%, Piazza Affari a picco con le banche. E’ una dichiarazione di guerra?

“Se avessimo voluto sfidare l’Europa avremmo tranquillamente sforato il tetto del 3%. In realtà abbiamo agito con la massima correttezza e onestà consapevoli che questa è la strada migliore per risollevare l’economia del Paese. Abbiamo sempre ribadito la volontà di realizzare una manovra espansiva, senza tuttavia esagerare, consapevoli che stare nella moneta unica purtroppo non ci permette di mettere in circolazione troppo denaro, pena il deficit commerciale”.

Lo spread alle stelle non vi fa temere che possa saltare tutto?

“Senta, parliamoci chiaro, se ci dovessimo far spaventare dallo spread sarebbe inutile anche soltanto provare a governare. Con questa preoccupazione non avremmo nemmeno dovuto fare il governo e tentare di realizzare i punti del contratto. Non possiamo cedere alla logica della paura. E’ arrivato il momento di pensare prima di tutto agli interessi del Paese e degli italiani”.

Il ministro Tria sembra abbia rinunciato all’idea di dimettersi dopo l’intervento del Capo dello Stato. Ma pensa che sia possibile la convivenza nel governo dopo la rottura di ieri?

“Credo non ci siano grandi problemi. E’ ovvio che un tecnico come Tria presenti le sue obiezioni, da un certo punto di vista è anche giusto che lo faccia, ma per ciò che riguarda l’attuazione del programma per la parte economica, gli abbiamo addirittura semplificato il lavoro. Sarebbe stato molto peggio per lui se gli fosse stato imposto di realizzare i punti del contratto senza la possibilità di fare deficit. In questo modo gli abbiamo riempito le casse. Nonostante le polemiche politiche degli ultimi giorni, credo che Tria riuscirà a svolgere il suo lavoro nel migliore dei modi”.

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