Il grande giorno del Def (sociale) in Europa. Borsa su, ma Tajani e Moody’s…

Politica

L’Europa sperava nella borsa e invece. La giornata parte bene. Avvio di seduta e di settimana con il segno più questa mattina a Piazza Affari, dopo i primi scambi e dopo la pesante chiusura di venerdì scorso.

Non ci sono gli strascichi per la nota di aggiornamento al Def ma gli occhi della Ue sono sulla tenuta dei conti pubblici italiani. E oggi è il grande giorno.

Per il premier Giuseppe Conte finora si è trattato di mettere le fondamenta con il “decreto dignità, lo #spazzacorrotti, il decreto sulla sicurezza e l’immigrazione. Abbiamo approvato interventi urgenti per i terremotati del Centro Italia e di Ischia. Abbiamo gettato le basi per una manovra seria e coraggiosa, che guarda alla crescita nella stabilità dei conti pubblici”.

Sulla sua pagina Facebook presenta la Manovra così: “Una manovra che vuole offrire una risposta alla povertà dilagante, ai pensionati, alle famiglie, ai risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie, che non taglia un euro al sociale né alla sanità- dice Conte- Una manovra che inizia ad abbassare le tasse e che scommette sul più grande piano di investimenti della storia repubblicana. Una manovra che segna la svolta per il rilancio del Paese e lo sviluppo sociale”.

Tutto bene? Ma neanche per sogno. Dall’Europa soffia un vento contrario, basta leggere le prime parole del giorno di Tajani: “Sbaglia chi non ascolta il richiamo di Mattarella. La tenuta dei conti pubblici riguarda tutti. Come ricorda il presidente, serve a difendere i cittadini, le famiglie, le imprese, i pensionati, i disoccupati, i risparmiatori”.

In un’intervista a ‘La Stampa’, Tajani poi invita il governo alla prudenza e al rispetto delle compatibilità finanziarie. E si intuisce che il problema non è solo economico ma anche e sopratutto politico. Loro, i giallo verdi, hanno troppo consenso, ma lo hanno attirato con dei modi che il presidente del Parlamento Europeo non condivide: “Da quando ci sono loro, tutti gli indicatori sono peggiorati. Hanno bisogno di crearsi un nemico”.

Ala domanda se l’Europa rischia di bocciare la manovra, o no, la risposta è secca: “Rispondo da presidente del Parlamento europeo: il problema – aggiunge – non sono JeanClaude Juncker o Pierre Moscovici. E l’ostacolo, per dirla tutta, non sarebbe nemmeno il deficit che il governo vuole portare al 2,4%”. A Bruxelles potrebbero anche dare il via libera “se fosse una manovra ambiziosa, capace di rimettere in moto la crescita, di sostenere l’economia reale, con un piano di investimenti per le grandi infrastrutture, il giudizio europeo certo non sarebbe lo stesso. Ma così la crescita è un miraggio – conclude il presidente del Parlamento Europeo – i sostegni all’economia reale non ce n’è traccia e i grandi investimenti sono tutti bloccati”.

Certo, l’entusiasmo di Conte, andrà smorzandosi presto. L’Italia rischia forti tensioni con l’Europa dopo il varo del Def con deficit al 2,4% per i prossimi tre anni e non solo, il peggio deve ancora venire. Moody’s, l’agenzia di rating, il prossimo mese potrebbe decidere di declassare il merito di credito sul Bel Paese che si avvicinerebbe pericolosamente al livello junk (distante due gradini).

 

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