Brasile, estrema destra travolge Lula e company. Le ragioni del successo annunciato

Esteri

L’estrema destra trionfa in Brasile e questo è un dato storico, visto che non vinceva più dalla fine della dittatura militare. Il suo leader, Jair Bolsonaro, ha ottenuto in totale il 46,03% dei voti, e soltanto per un soffio non è riuscito ad essere eletto presidente al primo turno.

Ora dovrà affrontare il ballottaggio previsto per il prossimo 29 ottobre, scontrandosi con Fernando Haddad del Partito dei lavoratori che ha raccolto il 29,28% dei consensi e che è considerato il braccio destro dell’ex presidente Lula. Bolsonaro ha vinto con un programma fortemente autoritario che fra le altre ricette propone una dura repressione contro la criminalità dilagante,  “tolleranza zero” contro spacciatori, ladri, rapinatori e violenti, sul modello sperimentato nelle Filippine dal presidente Duterte. Del resto è un ex militare che non fa mistero della sua nostalgia per il vecchio regime.

Ad agevolare la sua ascesa anche l’attentato di cui è rimasto vittima il 6 settembre scorso quando, durante un comizio, è stato accoltellato da uno squilibrato. Così alla fine i risultati delle urne sono andati ben oltre le più roseee previsioni dei sondaggi della vigilia. Lo hanno accusato di essere razzista, omofobo, misogeno per alcune battute fatte sulle donne e contro i gay e di essere un fautore della pena di morte, della tortura, delle armi per tutti a scopo difensivo.

Ma sicuramente non è per questi motivi che i brasiliani lo hanno votato. Il consenso all’estrema destra è senza dubbio la reazione agli scandali, alla corruzione e al malgoverno che ha visto protagonista la sinistra negli ultimi decenni  L’ex presidente Luiz Ignacio Lula da Silva, per anni amato dal popolo ed eletto con consensi plebiscitari, è stato accusato dalla magistratura di aver incassato  tangenti del valore di 3,7 milioni di reais (1,2 milioni di dollari), ed è stato condannato in primo grado a nove anni e mezzo di prigione. In secondo grado la pena è stata addirittura aumentata a 12 anni e la Corte suprema ha respinto il suo appello contro la provvisoria esecutività della sentenza.

Lula aveva provato a ricandidarsi e in suo favore erano scese in campo numerose personalità della sinistra internazionale, compreso l’italiano Massimo D’Alema: ma non avendo più la fedina penale immacolata gli è stato impedito per legge. L’ex presidentessa Dilma Rousseff,  pupilla di Lula, destituita due anni fa dopo che a suo carico è emersa la grave accusa di aver truccato i conti dello Stato per nascondere il pesante stato di deficit in cui si trovava il Brasile, non è stata neanche rieletta.

Il popolo ha punito chi, in nome della difesa dei lavoratori, della giustizia sociale, della tutela dei più deboli, ha finito con il far precipitare il Paese nell’illegalità, favorendo l’aumento della criminalità, della corruzione, aumentando paurosamente il divario fra ricchi e poveri. E sono stati proprio questi ultimi, i poveri, a votare in massa per l’estrema destra, per l’uomo forte, per Bolsonaro, l’unico ritenuto in quanto ex militare, capace di ripristinare la legalità, l’ordine e la moralità pubblica.

La sinistra di stampo marxista che negli anni 70 e 80 del secolo scorso nei Paesi dell’America Latina aveva guidato le rivolte del popolo contro i regimi autoritari e le dittature militari al grido di giustizia e libertà, ha visto sgretolata la sua credibilità di fronte ai fallimenti di governo, alla scarsa moralità e al tentativo di mantenere il potere ad ogni costo, con ogni mezzo, anche tradendo palesemente gli ideali rivoluzionari per cui aveva combattuto. E’ avvenuto in Brasile, in Venezuela, in Nicaragua. E alla fine la democrazia per sopravvivere non può che sperare nell’avvento di un novello “dittatore democratico”. 

Vedremo il 28 ottobre se Bolsonaro avrà la meglio o se i suoi avversari, coalizzandosi intorno al figlioccio di Lula, riusciranno a ribaltare la situazione. Difficile credere però che i brasiliani dopo aver fatto trenta, rinuncino a fare anche trentuno. Anche se c’è da star certi queste settimane se ne vedranno e se ne sentiranno delle belle. Soprattutto perché a livello internazionale non mancheranno le voci di una sinistra, morente e agonizzante quasi ovunque, pronta a lanciare appelli antifascisti e in difesa della democrazia a rischio. Perché alla fine per certa sinistra politically correct la democrazia può essere sempre e solo di sinistra. E la legalità? Per Lula e company un inutile dettaglio. 

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