Salvini-Le Pen, per Cacciari: “Fuffa elettorale. Loro parlano e i mercati c’ammazzano”

Interviste

Prove di intesa fra Lega e Front National in vista delle prossime elezioni europee. Matteo Salvini e Marine Le Pen si sono incontrati ribadendo i punti in comune nei confronti dell’Europa, dell’euro e del sistema economico e finanziario di Bruxelles. Intesa su immigrazione e in linea di massima su come cambiare la Ue. Con la prospettiva di mettere in piedi un nutrito gruppo dei sovranisti in Europa e costringere il Ppe a mollare l’abbraccio, definito da Salvini “mortale”, con i Socialisti per dare vita ad una nuova prospettiva politica di centrodestra. Ipotesi questa caldeggiata soprattutto dal leader leghista. Lo Speciale ha chiesto un commento al filosofo Massimo Cacciari.

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Salvini e la Le Pen si sono incontrati. La preoccupa questa intesa fra la Lega e l’estrema destra francese ulteriore tassello nella costruzione del progetto sovranista in Europa?

“Sinceramente non ho capito dove sta la novità di questo incontro? Ho visto solo tanta fuffa elettorale. Io personalmente non ci ho trovato nulla di straordinario. Si tratta di due leader che si incontrano per pianificare una stratergia comune in vista delle prossime elezioni europee. E’ anche legittimo che lo facciano. Il problema è che chi dovrebbe contrastarli non mi sembra sia molto interessato ad organizzarsi”.

E quali forze dovrebbero organizzarsi?

“Le forze anti sovraniste, dal Partito Popolare europeo al Partito Socialista per finire con tutte le altre forze europeiste”.

Salvini ieri ha lanciato un appello al Ppe affinché lasci i Socialisti e faccia un’alleanza con i sovranisti nel prossimo parlamento europeo. Il modello Orban su larga scala. Lo crede possibile?

“Mi sembra la prospettiva naturale. Ogni volta che c’è un’avanzata della destra, il centro ha finito con l’essere fagocitato. Come sta avvenendo in Italia con Salvini che si sta mangiando Forza Italia. Quindi alla fine i popolari saranno risucchiati”.

Il voto sulle sanzioni contro Orban ha però evidenziato una divergenza profonda in seno al Ppe per ciò che riguarda il rapporto con le forze populiste. Sarà facile mantenere unito il gruppo su una posizione comune dopo le europee?

“E’ ovvio che nel Ppe il dibattito già in corso da tempo non potrà che acuirsi. Del resto Orban tuttora fa parte del Ppe. Ma la storia non si smentisce mai. La destra è sempre avanzata a discapito del centro e l’avanzata dei sovranisti alla fine andrà a discapito del Ppe che non avrà altra scelta che farsi risucchiare a destra. Questa è una prospettiva direi irreversibile”.

Non pensa che in questo momento la posizione rigida di Bruxelles nei confronti della manovra economica del governo italiano rischi seriamente di regalare popolarità e consensi alla Lega e al M5S?

“L’Europa non farà nulla da qui alle elezioni. Si limiterà al massimo a minacciare provvedimenti ma oltre non andrà. Non ci saranno sanzioni contro l’Italia e non saremo trattati come la Grecia. Ci penseranno i mercati a metterci in ginocchio, con buona pace di Salvini e Di Maio”. 

Sta dicendo che ci uccideranno a suon di spread?

“Continuiamo a puntare il dito contro l’Europa ma non abbiamo capito che alla fine i problemi non vengono da Bruxelles. All’Europa sostanzialmente non interessa nulla se sforiamo il deficit del 2,4% o del 5%. Hanno smesso da tempo di comprare il nostro debito che è ora nelle mani dei gruppi finanziari. Sono loro a stabilire dove investire e dove no, e saranno sempre loro a decidere se bruciare o meno i nostri miliardi. E’ questo che non riusciamo ancora a capire andando dietro a Salvini e Di Maio che ci fanno credere che a maggio risolveranno tutti i problemi cambiando l’Europa”.

Vede una crisi dell’Unione Europea dopo le elezioni. Cosa potrà accadere?

“Difficile dirlo. Sicuramente l’Europa che abbiamo visto in questi anni non è quella che avevano voluto i padri fondatori. Un’Europa che ha fallito sotto tutti i punti di vista e che non ha saputo dare risposte ai problemi reali. Ma attenti a non farsi ingannare dalla falsa propaganda. Non è certo sfidando Bruxelles che si può pensare di cambiare le cose. Salvini può strillare quanto vuole, in Europa non gli daranno ascolto e intanto i mercati giocano sulla nostra pelle con tanti saluti al governo del cambiamento”.

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