Manovra di notte “a fari spenti”: a cosa è servito il vertice a palazzo Chigi

Politica

“Andare a fari spenti nella notte per vedere, se poi è così difficile morire” cantava Battisti. In un certo senso il vertice serale a Palazzo Chigi alla vigilia della possibile bocciatura dell’Ue della manovra, è un po’ una folle corsa per evitare il muro più che per prenderlo.

Nella sede del governo ieri sera sono arrivati i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e i ministri Danilo Toninelli e Giovanni Tria. A presiedere il vertice è stato il premier Giuseppe Conte.

D’altronde il blocco Ue non è l’unico ostacolo. Dopo il declassamento di Moody’s, venerdì prossimo il governo attende il giudizio di un’altra agenzia di rating: Standard&Poor’s, e la manovra è chiaramente sotto attacco. A chi ipotizza prelievi sui conti o sugli immobili, state tranquilli. Il massimo che Conte & Co. hanno calcolato è una rimodulazione delle misure previste, sembra infatti di fatto accolta una sorta dilazione dell’attuazione dei provvedimenti inseriti nel contratto.

Il presidente del Consiglio Conte in un incontro alla stampa estera ha parlato chiaro su intenzioni e futuro del documento economico e finanziario: “Se dovessimo accorgerci che il trend della nostra economia non si adegua agli obiettivi programmati adotteremo misure di contenimento della spesa perché il tetto del 2,4% non lo supereremo”.

Unica certezza, il governo vuole reggere e superare le Europee, al contrario di quanto molti scenaristi stanno prevedendo: “Quelli che dicono che questo governo cadra’ avranno una brutta sorpresa”, ha spiegato Di Maio, il rapporto con Salvini è basato sulla “cordialità e lealtà anche su questioni che non ci vedono d’accordo”. “C’è un contratto e vedo di onorarlo fino in fondo. Mi aspetto uguale comportamento da parte di tutti, con Di Maio non ho mai litigato”, è il commento di Salvini invece.

Ma c’è una foglia di ‘Fico’ di troppo, ossia c’è chi si dice convinto che i grillini non abbiamo più la compattezza di un tempo e che il Presidente della Camera sia molto forte all’interno del partito. Il ritorno di Alessandro Di Battista a Natale racconta meglio di qualsiasi ipotesi campata per aria la situazione incandescente che sta vivendo il Movimento.

Alla fine, evitando ogni rischio, si potrebbe finire come ai tempi della Boschi, con la fiducia posta a salvaguardia della maggioranza, per evitare il botto. perlomeno sul dl fiscale.

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