Dl sicurezza e immigrazione, quante critiche e su quali punti

Politica

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E’ stata subito ‘caldissima’ la discussione del disegno di legge di conversione del decreto sicurezza e immigrazione in aula a Palazzo Madama. Già quando ha iniziato a parlare il relatore, il senatore leghista Stefano Borghesi, l’aria era di quelle tese e secondo quanto confermato da fonti governative di entrambi i partiti di maggioranza, M5s e Lega, il governo pensava di porre la questione di fiducia al ddl.

Colpa di quattro ‘dissidenti’ 5 stelle che avevano annunciato la loro contrarietà al decreto, voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. E Salvini, che sta preparando tutto per il trionfo, e che si trovava in viaggio per il Ghana ieri, oggi dovrebbe essere in aula per il via libera definitivo.

Quanto alla prescrizione nessun arretramento, ha ribadito intervistato dal ‘Corriere della Sera’ il ministro della giustizia Alfonso Bonafede secondo il quale “le correzioni leghiste sono copiate da Forza Italia”.

Ma attenzione, siccome al ministro della Giustizia ha fatto piacere che Salvini abbia confermato il valore di quello che è stato scritto nel contratto di governo, dice che è ” in ascolto se si vuole migliorare il testo”. Ma allora una crepa si è aperta?

Due i provvedimenti cari alla Lega, la legittima difesa e il rito abbreviato interdetto per i reati più gravi.

Resta da capire se la soluzione a 5stelle sulla prescrizione resta quella giusta. La persona assolta e quella condannata dopo il primo grado sono comunque due presunti innocenti e la celerità del processo resta il vero dramma italiano. Se per togliere zone d’ombra si resta al buio meglio lasciare le cose così come sono. In qualche modo, è la critica di tanti magistrati, che non la ritengono una riforma valida.

“È una riforma scellerata. Apre a processi infiniti” è l’opinione del magistrato Nordio che ha rilasciato un’intervista al Giornale. Secondo quello che è stato il procuratore aggiunto a Venezia “danneggia anche le vittime, che vedranno i risarcimenti solo a sentenza definitiva”, ossia magari verrà risarcito il figlio e i padre neanche potrà vedere la fine della sua causa.

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