Lega perde punti ed è allarme: dove rischia il governo da qui alle europee

Politica

La Lega per la prima volta dalla nascita del governo è alle prese con i suoi primi problemi di tenuta elettorale. Sembra infatti che la luna di miele con i suoi elettori cominci a vacillare, complice una serie di segnali arrivati nelle ultime ore.

Sabato scorso, circa trentamila persone, sono scese in piazza a Torino per dire sì alla Tav (la ferrovia ad alta velocità Torino -Lione) che invece il Movimento 5Stelle vorrebbe bloccare: ancora di più dopo che è stata di fatto certificata, l’impossibilità di fermare il gasdotto Tap come promesso in campagna elettorale. Dopo aver dovuto cedere sulla promessa chiusura dell’Ilva e appunto sul blocco della Tap sostenendo da un lato l’esigenza di tutelare i livelli occupazionali, dall’altro il rischio di dover pagare penali salatissime, adesso i grillini sembrano decisi a giocarsi il tutto e per tutto sulla Tav insistendo sulla necessità di fermare i cantieri.

Ma la piazza di Torino sabato scorso più che contro il M5S è sembrata più interessata a lanciare un messaggio a Salvini. Fra i manifestanti non a caso c’erano alcuni che sventolavano bandiere del Carroccio e tante persone intervistate hanno dichiarato di aver votato la Lega alle ultime elezioni politiche. Un segnale che Salvini non può certo ignorare. Contemporaneamente però, come riporta anche Il Fatto Quotidiano, messaggi allarmanti arriverebbero anche dai sondaggi. Pare infatti che, in base ad alcune rilevazioni, la Lega starebbe perdendo punti, mentre il principale alleato del centrodestra, Forza Italia, nli starebbe guadagnando. Poca cosa certo, ma per un partito che da quando si è insediato il governo non ha fatto che crescere, settimana dopo settimana, sondaggio dopo sondaggio fino a diventare il primo partito italiano, registrare una flessione certamente non è un fatto da poter passare inosservato.

Fino ad oggi Lega ed M5S erano sembrati aver mantenuto un perfetto equilibrio: Salvini aveva avuto campo libero sul fronte dell’immigrazione e della sicurezza, Di Maio sul fronte sociale. Ma ecco che mentre il Decreto Sicurezza è andato in porto con un forte e significativo impatto mediatico, il reddito di cittadinanza stenta a decollare e il Decreto Dignità del ministro Di Maio è finito sotto accusa da più parti.

Così nel M5S sono iniziati i problemi con chi è arrivato ad accusare Di Maio di essere responsabile delle fortune di Salvini e delle sfortune del Movimento. Solo successi per il Ministro dell’Interno e solo problemi invece per i pentastellati alle prese con promesse impossibili da mantenere e decisioni rinviate come  nel caso della prescrizione.

Adesso di fatto nel governo iniziano a profilarsi due esigenze fra loro opposte: quella della Lega di non perdere il contatto con il proprio elettorato di riferimento, e quella del M5S di portare finalmente a casa risultati tangibili dimostrando che l’azione di governo non è ad esclusivo beneficio dei leghisti.

Ma per Salvini mantenere il consenso nel suo elettorato equivale a sostenere le imprese del Nord che hanno criticato il Decreto Dignità di Di Maio e accusato l’esecutivo di aver investito poù sul reddito di cittadinanza (quindi al Sud) che sulle misure fiscali che servono alle attività industriali. Significa inoltre difendere la Tav, opera strategica e considera essenziale per lo sviluppo del Settentrione d’Italia.

Peccato che il M5S dal canto suo debba invece riconquistare gran parte della fiducia persa al Sud, accelerando l’avvio del reddito di cittadinanza e nel contempo mantenere fede agli impegni presi su Tav e riforma della prescrizione. Anche perché Di Maio è alle prese con l’opposizione interna, con chi inizia a mostrare segni di insofferenza nei confronti dell’alleanza con la Lega come testimoniato dalle defezione dei cinque senatori pentastellati sulla fiducia al Decreto sicurezza.

Entrambi dovranno cercare di riguadagnare terreno e consensi in vista delle prossime elezioni europee. Pare che sia Salvini che Di Maio siano decisi a mantenere in piedi il governo almeno fino a maggio ma questo potrebbe comportare la continua ricerca di una mediazione su ogni argomento che rischia di dividere le parti. Come avvenuto sulla prescrizione con la Lega che ha accettato la proposta grillina di interromperla dopo il primo grado di giudizio, e i 5S che hanno accettato di posticiparne l’entrata in vigore in attesa di riformare l’intero impianto del processo penale.

Il fatto è che gli elettori osservano e poi inevitabilmente giudicano. Al M5S segnali di insoddisfazione sono arrivati su tutti i fronti, comprese le amministrative che ci sono state dopo il 4 marzo, un vero “bagno si sangue” per i candidati governatori e sindaci delle grandi città, elezioni che invece hanno costantemente premiato Salvini alleato del centrodestra. Che ora però dovrà centellinare ogni mossa ed evitare che certe sue concessioni all’alleato possano essere interpretate come un cedimento ai grillini.

Lo spettro di Renzi partito dal 41% e finito a meno del 20% dopo le performance governative. sta sempre dietro l’angolo di monito per tutti.

 

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