Lettera alla Ue. Conte, Tria, Salvini e Di Maio resteranno fedeli?

Politica

Nel giorno in cui Fmi e la Merkel hanno bacchettato di nuovo l’Italia (“i conti pubblici devono essere coerenti con gli accordi internazionali”), pur avendone ribadito il ruolo storico, “in quanto Paese fondatore dell’Europa”, il governo resterà fedele alla sua impostazione basata sulla priorità della stabilità sociale.

E’ stato proprio il ministro Tria a far capire l’antifona (“il tasso di crescita non si negozia”). La risposta alla lettera della Ue sarà dunque, chiara, netta e precisa, e nel segno della coerenza con i concetti espressi finora.
Sintomatico il fatto che l’unità dell’esecutivo-Conte sia stata confermata proprio dall’esponente che sembrava per definizione il meno populista e il più vicino al Colle e alla Ue e quindi, ai rigoristi di Bruxelles.

Sintomatico che non siano stati né il premier, impegnato ieri nel summit sulla Libia, né i due Dioscuri Di Maio e Salvini, troppo divisi al momento, non solo sulle vecchie ruggini (le coperture e le gerarchie della Manovra, dal reddito di cittadinanza alla flat tax, al superamento della Fornero), ma soprattutto sulle nuove frizioni (la Manina, la prescrizione, il Decreto-Sicurezza, la giustizia, la Tav, le Grandi Opere etc). Un feeling perduto che si sta consumando tra sospetti, veleni e assenze ingiustificate nei Cdm.

Insomma, a mezzanotte di ieri è partita la lettera poco rassicurante per la Ue e poco promettente per noi.

E se il deficit non si tocca, la partita potrebbe spostarsi sulle stime di crescita e su una diversa ripartizione degli investimenti.

Nessuna retromarcia, né da parte di Palazzo Chigi, né di Bruxelles.
E se a partire da domani, non ci sarà compromesso accettabile tra i due partner, si aprirà la procedura di infrazione?
Lega e 5Stelle non schiodano o cambiano atteggiamento. La loro speranza è che le prossime elezioni portino ad uno sconvolgimento degli equilibri politici, tale da inaugurare una Ue2.0 più sovranista e meno globalista.

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