Inceneritori. L’amore tra Salvini e Di Maio è finito in cenere

Politica

Ultimo round dell’eterno match tra Salvini e Di Maio. Una cosa è certa, i tentativi di recuperare un rapporto d’amore come all’inizio, ormai non servono più a nulla. Non servono a una “ceppa”, come da risposta di Di Maio a Salvini, sulla questione inceneritori da mettere o meno.

Finora, dopo momenti di fibrillazione, nervosismo e veleni, avevano prevalso sempre il buon senso, la ragion di Stato e le mediazioni tranquille del premier Conte.
Anche se i temi, sono stati via via sempre più pesanti, il contratto è servito a gettare acqua sul fuoco. Ma un conto è distinguersi su sicurezza e immigrazione, un conto è su Ue e politica anti-casta, un conto è la giustizia (il tema della prescrizione), un conto è la visione economica. Un conto sono gli argomenti degli ultimi giorni.

A rompere definitivamente il rapporto contrattuale è stato l’abisso sulle politiche infrastrutturali. Già si erano visti i primi segni con le ricette relative al ponte Morandi. Ma la miccia è esplosa con la Tav, il Tap, il Mose etc. E qui si è vista la distanza culturale, politica ed ideologica tra grillini e leghisti.

La verità è che Salvini non riesce più a contenere i suoi. Di Maio non riesce più a governare i dissidenti del Senato che si richiamano a Fico, a Di Battista, e all’impostazione originale e originaria del Movimento.
E ieri ci si è messa pure la questione degli inceneritori, intesi come collettore della camorra e della corruzione politica.

Per Salvini si devono fare perché sono il volano per l’occupazione e per comprimere la criminalità organizzata. Per Di Maio sono sinonimo di criminalità e di Terra dei Fuochi.
Come si metteranno adesso? Troveranno una finta quadra con parole democristiane?
Il “non servono a una ceppa”, può mettere un’autentica ceppa tra i due Dioscuri. E tra i Dioscuri e il governo.

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