Inutile pellegrinaggio di May a Bruxelles. Hard-Brexit più vicina

Politica

La premier britannica Theresa May è riuscita a restare alla guida del Partito Conservatore e del governo, ma in Europa sembrano proprio non volerla aiutare. Dopo aver visto bocciata la mozione di sfiducia contro di lei presentata dall’ala oltranzista dei conservatori, May è volata a Bruxelles dove ieri sera ha cercato di convincere il Consiglio europeo a rivedere i contenuti dell’accordo sulla Brexit siglato lo scorso mese al termine di un difficilissimo negoziato. Accordo che a Londra è stato però contestato dai conservatori più duri, che dopo aver fatto dimettere i propri ministri di riferimento, hanno tentato pure di far fuori la premier con il voto di sfiducia.

Tentativo al momento sventato, ma che ha di fatto obbligato May ad andare con il cappello in mano in Europa a chiedere quelle modifiche necessarie a placare la rabbia dei conservatori euroscettici, e ancora di più quella degli unionisti irlandesi. Ma alla fine non ha ottenuto nulla, se non la comprensione dei leader europei, che sono però rimasti inflessibili per ciò che riguarda i contenuti dell’accordo, limitandosi a delle concessioni di scarso rilievo. 

Il nodo cruciale, l’oggetto più complicato del negoziato, resta il backstop, ovvero il regime post-Brexit dell’Irlanda del Nord nel mercato unico fino a quando non sarà trovata una soluzione per le due Irlande. La premier britannica aveva lanciato un appello affinché fosse fissata una data che indicasse il termine del meccanismo di garanzia sulle frontiere aperte in Irlanda. Nulla da fare, l’accordo non si cambia.

Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, durante la conferenza stampa al termine del vertice europeo, ha invitato gli inglesi a essere chiari e a “dire quello che vogliono” sulla Brexit, annunciando che mercoledì l’esecutivo comunitario pubblicherà i piani per un’uscita del Regno Unito senza accordo: ”La Commissione pubblicherà il 19 dicembre tutte le informazioni generalmente utili che riguardano la preparazione di un ‘no-deal’. I preparativi sono pronti”. Nelle conclusioni del vertice, comunque, si afferma anche che l’accordo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea siglato il 25 novembre “non è aperto a una rinegoziazione” e l’Ue “intende procedere con la sua ratifica”.

Sembra che la May abbia parlato di fronte ai 27 leader europei per oltre un’ora, e sarebbe stata più volte invitata ad essere più chiara nell’avanzare le proprie richieste. Pare infatti che il suo intervento sia stato caratterizzato da molti “voli pindarici” e da poca sostanza. Al punto da spingere la cancelliera tedesca Angela Merkel ad interromperla e a chiederle di “venire al dunque”.

L’unica cosa chiara che la premier ha tentato di far capire, è stata la necessità di modificare l’accordo nella parte relativa il backstop, condizione essenziale per far approvare l’accordo dal Parlamento britannico. Alla fine l’Europa è sembrata risponderle pressappoco in questo modo: “Siete stati voi a mettervi in questo guaio decidendo di uscire dalla Ue e adesso toglietevi da soli le castagne dal fuoco”.

E così adesso May dovrà tornare in patria senza aver ottenuto nulla e con la prospettiva sempre più concreta di una rottura con l’Europa e un’uscita non concordata. Insomma con un divorzio traumatico e non consensuale. Il voto a Londra è previsto entro il 21 gennaio ma pare che fino ad allora dalla Ue non arriveranno ripensamenti. Ma c’è ancora tempo per trattare. Certamente per la May la strada è tutta in salita.

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