Manovra “Ue” e vertici infiniti del governo. Cani europei e gatti italiani

Politica

Vertice decisivo sulla manovra. L’ennesimo dopo tanti vertici “decisivi” sulla manovra. Ci sono, infatti, tanti, troppi bracci di ferro in questa estenuante maratona, che dovrebbe portare al varo definitivo della legge finanziaria (cambia ogni giorno).

C’è il braccio di ferro tra il governo gialloverde e la Ue. Non facciamoci ingannare dalle tattiche, le dichiarazioni, dai calcoli e numeri. Si è trattato soltanto di uno scontro ideologico. Una Bruxelles consapevole di vivere gli “ultimi giorni di Pompei” e con tutti i commissari impegnati in una campagna elettorale che potrebbe sancire il passaggio dall’Europa dei banchieri e burocrati, all’Europa dei sovranisti. E questo, Juncker e Moscovici lo sanno bene.

E opposta a Bruxelles, un’Italia rappresentata nel gioco delle parti, da un Conte mediatore, un Tria (amico del Colle), artefice delle alchimie contabili e i due Dioscuri (Di Maio e Salvini), agguerriti, polemici, ma pure moderati quando serve. Un governo gialloverde (questo il tema vero), che rischiava e rischia di trasformarsi in un pericoloso modello esportabile in tutta la Ue.

Ma torniamo alle spine finali della Manovra. E stiamo parlando di un altro braccio di ferro. Il vertice (l’ennesimo) Conte-Salvini-di Maio, è andato a buon fine: l’ecotassa non ci sarà. E stasera faranno ancora il punto. Ecco le misure che sembrano uscire dal cilindro.
Il bonus malus si applicherà soltanto per i suv e le auto extra lusso. Previsti bonus fino a 6mila euro per auto elettriche e ibride. In sostanza l’ecotassa non si applicherà sulle utilitarie, ma solo su auto con emissioni con 20 punti in più rispetto alla norma originaria. Sono state inoltre aumentate le colonnine per la ricarica elettrica.

Accordo anche su riduzione tariffe Inail per 600 milioni. Bonus cultura solo per libri. Fondi per le buche di Roma Inoltre, il bonus cultura, a contributo invariato, sarà finanziato solo per acquistare eBook e libri, non per i concerti e i cinema. Fondi per le buche di Roma e metro. Nel vertice di maggioranza è stata trovata anche l’intesa per innalzare la soglia per gli appalti diretti da 40mila a 200mila euro da parte dei sindaci.

Compromesso sulle pensioni d’oro. Salvini e Di Maio hanno trovato un compromesso anche sulle pensioni d’oro, altro capitolo che aveva alimentato più di una divergenza. La misura voluta dal Movimento 5 Stelle riguarderà solo la quota di pensione che supera i 90 mila euro lordi l’anno, se non coperta da contributi. Sarà per scaglioni e progressivo. Del 10% per la quota di pensione tra i 90 mila e i 130 mila euro, per salire fino al 40% per la parte che supera i 500 mila euro lordi. I fondi ricavati serviranno a finanziare la proroga di opzione donna, il meccanismo che consente di lasciare il lavoro in anticipo con il ricalcolo contributivo dell’assegno

Tra l’altro, si stabiliranno tagli all’editoria (fondi ridotti). Un argomento che aveva visto la Lega nettamente contraria e che invece, evidentemente, è stato sacrificato sugli altari del “do ut des contrattuale” e del riconteggio dei numeri
Insomma, quota 2,04% del deficit-pil sembra accontentare cani e gatti. Cani europei e gatti italiani. Smentite le voci sulle dimissioni minacciate da Conte, subito rientrate.
Tirando le somme, ci si chiede (oltre la narrazione ufficiale), cosa resterà della rivoluzione e del cambiamento promesso dal governo?
Quasi tutti sono convinti che la manovra, alla fine, sia stata scritta dalla Ue. Come è successo per gli esecutivi che hanno preceduto Conte (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni). Tutto cambi perché nulla cambi.

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