Espulsioni M5S, ora davvero il governo può saltare

Politica

Alla fine il Movimento 5Stelle ha scelto la linea dura, “cacciando” quattro parlamentari considerati dissidenti. Si tratta di Gregorio De Falco, Saverio De Bonis, Giulia Moi e Marco Valli. Il collegio dei probiviri avrebbe motivato la decisione “a fronte di comportamenti contrari alle norme dello Statuto e del Codice Etico, accettato e condiviso da eletti ed iscritti” (fonte Adnkronos).

A De Falco e De Bonis, due nomi di peso che il M5S aveva arruolato come espressioni della società civile (il secondo in particolare è il presidente dell’Associazione GranoSalus da sempre in prima linea nelle battaglie per un’agricoltura di qualità) si contesta di non aver seguito la linea sul Ddl Sicurezza (De Falco ha votato contro, De Bonis si è astenuto).

Lello Ciampolillo se l’è cavata con un richiamo, Matteo Mantero e Virginia La Mura sono stati “graziati”, mentre sono ancora “in attesa di giudizio” le senatrici Elena Fattori e Paola Nugnes. 

I provvedimenti stanno provocando forte malumore nella base parlamentare come dimostrano fra l’altro le dichiarazioni del deputato Luigi Grillo: “Sono assurdi l’espulsione, i richiami e le procedure presso i probiviri di parlamentari che hanno seguito i principi del M5s nella loro azione. Chi è stato espulso e segnalato ha cercato di migliorare le leggi dal parlamento per il bene dei cittadini, con azioni politiche forti ma nel rispetto dei principi del Movimento e del governo”. E non sarebbe il solo a pensarla così.

Sembra dunque prevalere la “linea dura” del leader e vicepremier Luigi Di Maio deciso a non fare sconti a chi, a vario titolo, mostra insofferenza per le scelte della classe dirigente, della maggioranza e del governo. Un tentativo di dimostrare che il Movimento 5Stelle non è affatto un'”Armata Brancaleone” come sostengono molti media facendo leva proprio sulle diserzioni o le prese di distanza dei singoli parlamentari, ma un movimento con le sue regole che tutti sono tenuti a rispettare.

Un tentativo dorse di disinnescare la “mina Fico”? Si sa per certo che gli espulsi, ma anche gli altri dissidenti sotto accusa, sono ritenuti vicini al presidente della Camera da sempre molto critico con quella che da più parti viene considerata una sorta di eccessiva sudditanza del M5S nei confronti della Lega soprattutto sui temi della sicurezza e della legalità.

Ora se è vero che le espulsioni potrebbe servire da deterrente in futuro per quanti decideranno di disobbedire alla linea “ufficiale”, è altrettanto vero che in questo modo si rischia di mettere in serio pericolo l’alleanza giallo-verde e la sopravvivenza stessa del governo. Soprattutto al Senato, dove Lega ed M5S possono contare su una maggioranza molto stretta.

Se dopo De Falco e De Bonis dovessero essere espulse anche Nugnes e Fattori, il numero dei senatori che sostengono la maggioranza scenderebbe a 163, appena due unità in più rispetto al “quorum di sicurezza che è di 161. Il che significa che il governo potrà essere a a rischio su ogni siongolo provvedimento. Salvini e Di Maio dovranno dunque accertarsi che ogni loro senatore sia presente in aula per votare, perché una sola assenza per malattia, per gravi motivi familiari o per missioni all’estero, potrebbe rivelarsi fatale. Per non parlare poi delle commissioni dove proprio a causa delle espulsioni, la maggioranza rischia di non essere più tale.

Alla fine insomma c’è chi, come Dagospia, avanza il sospetto che forse Di Maio non voglia affatto rimettere ordine nelle fila del Movimento, ma piuttosto agevolare la caduta del governo. E sarebbero proprio i leghisti a sospettare che forse l’obiettivo del leader pentastellato, in accordo con il redidivo Alessandro Di Battista (un caso che i due abbiamo trascorso il Capodanno insieme e abbiamo diffuso il video in mezzo alla neve per fare un bilancio dei primi mesi di governo e illustrare i propositi per il nuovo anno?) sia proprio quello di andare ad elezioni anticipate per poter regolare una volta per tutti i conti con la minoranza di Fico, ripulire le liste dai dissidenti interni e magari bypassare anche la regola del divieto al terzo mandato che vedrebbe Di Maio e altri fuori gioco. Con una legislatura conclusa nemmeno a metà mandato non sarebbe difficile ottenere deroghe. E se Dagospia avesse ragione? Aspettare per credere.

Condividi!

Tagged