Migranti e porti. Il “duale” Di Maio sta cuocendo a fuoco lento Salvini

Politica

Condividi!

Questa storia, l’ennesima disputa tra Salvini e Di Maio, potrebbe avere come colonna sonora una canzone, “Se telefonando” di Mina, e la nota filastrocca di Carosello “Qui succede un quarantotto”.

Oggetto della nuova fibrillazione interna al governo gialloverde è la vicenda delle navi da giorni in balia del mare, alla ricerca di un porto sicuro, tra Cipro e Malta, e di un governo “umanitario”. 48 migranti (qualcuno parla di 49, 50), con donne e bambini.

Una storia che necessita di un’Italia più buona, perché quella di oggi è impopolare, “cattiva”, ma di successo: da quando è partito l’esecutivo gialloverde e ha smesso di ospitare i carghi provenienti dal Mediterraneo, le statistiche parlano, infatti, di un -87% di nuovi arrivi rispetto allo scorso anno. Un cambio di immagine politico e non natalizio, provvisorio. Che ha scatenato un ulteriore braccio di ferro tra i due Dioscuri. Solo che questa volta pare abbia avuto la meglio Di Maio, con l’ausilio del premier Conte, la cui leadership si è rafforzata, dopo le felici trattative con la Ue a proposito della Manovra.

Con una telefonata i due hanno espresso la volontà di accogliere almeno donne e bambini “dando una lezione di vita e di onestà all’Europa”.

Un’apertura pericolosa che ha fatto infuriare Salvini, che rischia di vanificare tutta la politica leghista di Palazzo Chigi, che gode del consenso maggioritario degli italiani, e di creare un precedente destinato a ripetersi, visto che l’emergenza migranti ormai è un fatto biblico irreversibile.

Peccato che lo stesso Di Maio, nella mattina di ieri, abbia parlato la stessa lingua di Salvini, negando questa possibilità (smentendo se stesso prima dei tg serali).

Che farà ora Salvini? Cederà nel nome della superiore logica politica “contrattuale”, o ribadirà le sue posizioni? Al momento, con due interviste, ha ribadito il fastidio di un’Italia che deve sempre subire la prepotenza degli scafisti, delle ong e subire l’indifferenza degli altri Stati europei.

Ripetiamo, almeno il primo tempo lo sta vincendo Di Maio. Dopo mesi in cui Salvini ha stravinto le gare dell’immigrazione, della sicurezza, delle infrastrutture e della prescrizione, adesso dal reddito di cittadinanza, prioritario nella manovra, alla vicenda dei migranti di Capodanno, sta perdendo terreno.

Mentre Di Maio, con un volteggio di 360 gradi nella comunicazione, ha preso due piccioni con una fava: ha fatto capire a tutti, opposizione e alleati compresi, che le chiusure reiterate dei porti non portano da nessuna parte, che le polemiche con la Ue sono fallimentari, e che il suo socio Salvini lasciato solo, diventa un leader debole. Un’ottima strategia pure in previsione delle prossime elezioni europee e dei futuri equilibri di Palazzo Chigi.

Un Salvini, che del resto, dal canto suo, ha bisogno di alleati per far avviare felicemente il decreto sicurezza, date le contestazioni dei sindaci. E questo Di Maio l’ha capito: lo ha furbescamente difeso.

E’ proprio vero: Di Maio che sta cuocendo a fuoco lento Salvini.

 

Tagged