Muro col Messico e sbarchi. Salvini come Trump e Conte come Nancy Pelosi

Politica

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C’è una armonia geometrica nella politica internazionale. Le posizioni si assomigliano e le dinamiche politiche pure. E, poi, è simile anche lo scontro sulle parole-chiave: umanità (bandiera delle sinistre) vs rigore (bandiera dei populismi e sovranismi).
Questa notte nell’annunciato e atteso discorso (durato appena 10 minuti) alla nazione, il presidente Usa è stato chiaro. Ha unito il muro col Messico, il tema dell’immigrazione clandestina, alla sicurezza (questione nota, con cui ha vinto le elezioni) e, per la prima volta, al traffico di stupefacenti.

Due illegalità croniche, l’immigrazione e la droga, che producono insicurezza e minano lo Stato e la convivenza civile. “Ogni giorno muoiono centinaia di americani, per colpa della droga”. Il confine, ha detto, è un “un gasdotto per spacciatori che inonda gli Stati Uniti e sono necessari 5,7 miliardi di dollari per costruirlo e per fermare criminali, gang, trafficanti di esseri umani”.
“C’è una crisi umanitaria nel nostro confine – ha tuonato – quanto sangue dovrà ancora scorrere perché il Congresso si decida ad agire?”, rimandando al mittente quella parola (umanità) appalto di quei democratici nell’occhio del ciclone, perché da settimane, avendo la maggioranza al Congresso, bloccano le sue politiche. E come ogni buon capo dello Stato populista si è rivolto direttamente al popolo per orientarne la sensibilità. E i sondaggi, sull’argomento, ammettono anche i giornali e gli osservatori liberal, gli danno ragione.

Ovvia la replica dei democratici. Nancy Pelosi, la veterana speaker dem, ha detto senza mezzi termini che Trump deve smetterla di prendere in ostaggio il Paese”. E ha formulato una controproposta che non prevede il sovvenzionamento del muro. La crisi “umanitaria”, parola-chiave, si deve affrontare e risolvere in modo diverso.

Dello stesso tenore la polemica interna al governo italiano, riguardo gli sbarchi. Stesso confronto: rigore e umanità. Salvini continua a rifiutare ogni ipotesi umanitaria, sapendo benissimo che se cede anche questa volta, perde la faccia e stabilisce un pericoloso (per lui) precedente, e il premier Conte, più in linea con Di Maio, ribadisce da un lato, il segnale ad una Ue “che non può lasciarci soli”, dall’altro, a Porta a Porta, che l’umanità (i bambini, le donne) sono le nostre e sue priorità. “C’è un limite al rigore. Se il tema sono gli sbarchi e i porti chiusi, manderò gli aerei”.

Una risposta ironica alla Pelosi, che la dice lunga sulla finta compattezza del governo e la reale sostanza dei rapporti interni di Palazzo Chigi. E’ del tutto evidente che il vincente Salvini sta diventando ingombrante per il governo. Ma non possono farne a meno. Dopo il successo della mediazione con la Ue sulla manovra, qualcosa è cambiato tra il premier e il ministro degli Interni. Un tradimento per i leghisti (la manovra corretta), l’inizio di un buon senso, per gli altri.
Come negli Usa, gli americani su immigrazione stanno con Trump e sull’economia (che tra l’altro va bene) sono più moderati; in Italia gli italiani su immigrazione stanno con Salvini, sul portafogli stanno con Conte.

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