Il matrimonio gay fa divorziare i gilet gialli e i 5Stelle di Di Maio

Esteri Politica

Sembrava amore e invece era un calesse. La portavoce del movimento dei Gilet gialli, Ingrid Levavasseur, intervistata dall’ANSA a Parigi si è detta fiera dell’attenzione del Movimento e non solo: “Contenta che una persona come Di Maio ci tenda la mano, sono pronta ad afferrarla, per spingerci ancora più forte e più lontano”. Ma a volte non basta la passione, come si sa, si brucia. 

Perché diciamo questo? Perché ci sono anche segnali negativi che vanno considerati. Per esempio l’ex portavoce Jacline Mouraud, che ieri ha denunciato l’ingerenza di Di Maio negli affari interni francesi, non è della stessa opinione.

Eppure ha più risonanza la notizia che ha lanciato al mondo Ingrid: “Trovo che il messaggio di sostegno del vicepremier italiano non sia né ingiusto né tanto meno assurdo: abbiamo bisogno di strutturarci, abbiamo bisogno di cambiare sistema politico. Se qualcuno ci propone un aiuto non vedo perché dovremmo rifiutarlo”.

Insomma il segnale è quello di tendere la mano a chi gliela porge.

Ma creare un ennesimo partito ha senso? Per Mouraud si, vuole ‘Les Emergents’.

Pronti anche ad adottare gli strumenti della piattaforma Rousseau, come proposto da Di Maio? “Perché no, se funziona in Italia, può funzionare anche in Francia. Se consente ai cittadini di esprimersi allora facciamolo!”. Levavasseur, che aprirebbe alla piattaforma che possa far esprimere i cittadini, vuole fare le cose per bene però. E c’è un divieto assoluto.

Bisogna fare “attenzione” a non rimettere in causa quelle che considera grandi conquiste civili, come il Mariage Pour Tous (le nozze gay legalizzate in Francia durante il precedente quinquennato di Francois Hollande. “L’ideale – afferma – sarebbe che il referendum fosse al livello locale, non nazionale”.

Dunque li uniscono solo le tasse che subiscono, non c’è amore che tenga: i matrimoni non si reggono neanche sui soldi.

 

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