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Battisti e i nervi scoperti della sinistra: il giubbotto da poliziotto di Salvini non va

3 minuti di lettura

Date le reazioni, non sappiamo cosa abbia dato più fastidio alla sinistra liberal e radical, mediatica, politica e intellettuale: se la cattura di Cesare Battisti (“un compagno che ha sbagliato”, secondo gli alibi di tanti anni fa, mentre si auspicava la morte o la dannazione eterna per gli estremisti di destra); o invece, ha dato fastidio l’accoglienza all’aeroporto, presenti i ministri Salvini e Bonafede. O forse tutte e due le cose insieme.

Non potendo difendere un ex proletario armato, fuggiasco che, da condannato per rapine e omicidi, è evaso dal carcere di Frosinone, e per 37 anni ha goduto della solidarietà internazionale comunista (dalla Francia al Sud-America), che come tanti altri suoi sodali, lo ha trasformato in eroe garibaldino e in scrittore, i soliti influencer se la sono presa con i due ministri.
E quale argomento hanno scelto? (“Otto e Mezzo”, da questo punto di vista, con Marco Da Milano, Antonio Padellaro e la Gruber, è stata esilarante, nel suo delirio ideologico, mascherato di obiettività giornalistica). Affrontati (tre contro uno, Sallusti è rimasto all’angolo), da un ottimo ministro Bonafede, che ha replicato colpo su colpo ad una serie impressionante di pretestuose domande, i tre hanno tuonato, come detto, contro la compresenza dei due ministri a Ciampino, a significare la competizione, anzi la crisi irreversibile del governo Conte, con leghisti e grillini costretti ad inseguirsi anche sulla scena.

E hanno insistito sulla natura stessa della presenza dei due: avrebbero “reso omaggio al terrorista”, ignorando una verità semplice. Salvini e Bonafede, rispettivamente ministro degli Interni e della Giustizia, hanno solo fatto omaggio alle Forze dell’Ordine che finalmente, con un’azione efficace, hanno reso giustizia alle vittime degli Anni di piombo e ai tanti figli degli italiani uccisi dai terroristi rossi.
Ma il fondo, il trio tv l’ha toccato quando addirittura ha protestato per il giubbotto della Polizia che illegalmente Salvini ha indossato con lo scopo evidente di strumentalizzare elettoralmente la vicenda. Salvini, ormai è il male assoluto: se fosse stato assente, avrebbe simboleggiato l’assenza, la latitanza dello Stato. Da presente ha strumentalizzato.

Non sanno più che dire, non sanno più a cosa aggrapparsi per placare la loro rabbia.
Ma la cosa più grave è il retaggio ideologico, l’interpretazione faziosa della realtà che i tre hanno dimostrato di non aver abbandonato: quella deformazione mentale da anni Settanta, che ha portato in passato alla solidarietà nei confronti di Battisti, che ha minimizzato sul terrorismo rosso e ha spinto intellettuali e scrittori a firmare pure un appello per lui.

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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