Sea Watch. Salvini, Di Maio e dem, tutti sulla barca: marketing elettorale

Politica

Il caso della Sea Watch sta facendo uscire tutti allo scoperto. Le opposizioni in crisi strutturale, stanno strumentalizzando l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, per rialzare quella testa, da mesi dentro la sabbia.

E come si muovono? Col solito format: i dem confermano il ruolo di professionisti dell’umanità; sono gli indignati morali, figli della nota superiorità etnica, che li ha legati strettamente alla casta padrona e che li connota geneticamente.
Dimenticando i danni che l’immigrazione concepita da loro ha prodotto in Italia e non solo. Quel “dentro tutti”, in nome di un cosmopolitismo fasullo, organico agli interessi dei Soros di turno, che ha illuso interi popoli nel sogno di un eden inesistente.

Al Pd non ha mai interessato il seguito degli annunci umanitari e buonisti, il dopo sbarchi, ossia le segregazioni dentro centri che assomigliano a lager. Al Pd non interessa se dopo i migranti delinquono, spacciano e stuprano. Se la cavano soltanto con gli annunci astratti, con l’integrazione sociale e lavorativa (basta che i disperati trovino un lavoro e rispettino le leggi), trascurando completamente l’integrazione culturale, che sta creando tanti danni, vera causa della loro devianza.

Una cecità speculare ai leghisti che incarnano il “fuori tutti”, alimentando rancori e paure.
Agorà su Rai3, ogni mattina, è il simbolo di un processo rituale a Salvini e l’imbuto della compassione laicista, con servizi e filmati tutti a senso unico, con lo scopo di impietosire l’opinione pubblica, con cronache strappalacrime dei migranti a bordo della nave e il commento salvifico di qualche sacerdote di turno che crede di rappresentare papa Francesco; sacerdote che ovviamente non viene mai utilizzato mediaticamente quanto i temi sono l’utero in affitto, l’aborto, la droga, l’eutanasia, i matrimoni egualitari, il gender.

Forza Italia è la copia sbiadita del partito di centro-destra che era. Adesso è totalmente in linea col Pd: liberista, laicista, liberale, garantista e ultraeuropeista. La Prestigiacomo sul gommone, subito condivisa dalla Carfagna e da Berlusconi, la dice lunga sulla svolta azzurra, e sull’inutilità di un partito esanime (gli ultimi sondaggi lo danno all’8%). A Porta a Porta la Prestigiacomo si è prodotta in un patetico spot elettorale filo-Cavaliere che ci ha riportati al 1994.

Salvini, dopo la lettera al Corriere, ha teso un trappolone ai colleghi grillini. In qualsiasi caso incasserà, monetizzerà e ci guadagnerà dalla vicenda. Se il governo andrà avanti, aumenterà la sua rendita di posizione, se il governo si dividerà sull’autorizzazione a procedere, farà la vittima.
I pentastellati, invece, sono sull’orlo di una crisi di nervi. Stanno staccandosi da troppe loro battaglie storiche (Tav, Tap, inceneritori, prescrizioni etc), e il distinguo sull’immunità negata per principio sui casi di corruzione e concessa eventualmente quando c’è il superiore interesse della nazione, o l’interesse pubblico, non regge.

La verità è che sono destinati a perdere ulteriormente pezzi per strada: fan di Di Maio e fan delle radici, delle origini. Bisognerà vedere in che misura Di Maio e Fico tenteranno di rappresentare l’ala dissidente, o supportare il vicepremier, fare sintesi.

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