Recessione. Conte e la magia della sua comunicazione che ha anticipato tutti

Politica

Stavolta la comunicazione del premier Conte ha fatto un ulteriore salto di qualità: non ha subìto gli eventi, ma li ha anticipati.
Prevedendo le reazioni agli incombenti dati Istat, sempre al centro di strumentalizzazione politica da parte delle opposizioni, che essendo alla frutta, da mesi si aggrappano proprio alle analisi degli enti istituzionali (Istat, Inps etc), o agli altri organi dello Stato (Colle e Magistratura), ha preferito saltare i passaggi giornalistici e denunciare in prima persona la situazione non rosea della nostra economia.

Dunque, un ennesimo guizzo da parte di Palazzo Chigi. Di fronte ad una platea milanese di industriali e imprenditori, non proprio allegri e positivi, ha snocciolato i dati, parlando di una prossima contrazione del Pil: “L’Italia sta entrando tecnicamente in recessione”.
Quel “tecnicamente” è un’altra trovata comunicativa: non solo ha “eterodiretto” la notizia, scippandola ai diretti interessati (tra l’altro nell’Istat sta avvenendo il passaggio di consegne che dovrebbe certificare la dirigenza di Blangiardo, già attaccato da Pd e sinistra laicista per le sue posizioni cattoliche); ma anche attenuando l’impatto sociale della stessa. Come dire, nella Manovra, che abbiamo predisposto, ossia la famosa fase-2, abbiamo già pensato alle ricette per uscirne.

E anche qui, un gesto da grande comunicatore: gli effetti della recessione non ci obbligheranno ad una nuova Manovra (sarà il mantra dell’opposizione), ma la stessa nostra Manovra è comprensiva della soluzione, la fase del cosiddetto sviluppo, che tanto piace a imprenditori e industriali.
Un modo definitivo per far assorbire e dimenticare la sbornia legata al reddito di cittadinanza e all’inflazione di soldi causata da questo provvedimento.

Con un’accusa nemmeno sotterranea: “La colpa è della guerra commerciale tra Cina e Germania”. Un modo dolce ma fermo, per ribadire il ruolo populista e sovranista, ma non troppo, del suo governo. E per rafforzare ulteriormente una leadership che lo conferma per la tenuta dell’esecutivo: da notaio passacarte, ad arbitro vero tra i due Dioscuri.

Una volta appoggia Salvini, e una volta si preoccupa per i dati negativi del consenso grillino (le sue frasi con la Merkel); una volta fa l’avvocato del popolo, un’altra sembra accontentare e rassicurare Mattarella e la Ue.
E Tria, da New York rassicura: “Non fermiamoci al primo trimestre, ma pensiamo alla fine del 2019”. Pensiamoci.

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