Berlusconi, Salvini e il centro-destra che fu. Ecco chi si suicida veramente

Politica

Nell’intervista concessa al Corriere della sera (a firma Francesco Verderami), c’è tutto il Silvio Berlusconi di oggi: nostalgico, inacidito e superato.
Quello tra Salvini e il Cavaliere, ormai, è un matrimonio concluso, arrivato alla fine, che ha bisogno solo di essere certificato dal notaio, anzi dal giudice.

Hanno ancora bisogno l’uno dell’altro, ma unicamente per tattica politica e convenienza. Per salvare la faccia. Ad esempio, in Abruzzo, per ottenere la vittoria rispetto a grillini e centro-sinistra, così Salvini darà un’altra spallata “dialettica” a Di Maio, assecondando non un’ipotesi di riaggregazione del vecchio centro-destra, ma la sua tesi, cioè quella di “marciare uniti sui territori e divisi in Parlamento”.

La verità è che solo Berlusconi ha bisogno di Salvini. Il suo incubo è non vanificare un sogno antico, lo schieramento che fu, inventato da lui, e che ora è definitivamente annegato nel mare della storia e delle nuove categorie della politica nazionale e internazionale.
Ma torniamo all’intervista, che è utile decodificare. Quando Berlusconi dice che Salvini senza Fi alle politiche, non può che tornare all’ovile, altrimenti si “suicida”, ci viene da chiedere: chi è che si suicida veramente? Certamente non il vice-premier, visto che o da solo o con gli azzurri e i Fdi, farà il pieno di voti. Sicuramente si suicida Berlusconi, alla testa di un partito che ha perso la spinta propulsiva da anni, ridotto ad un misero 7%, secondo gli ultimi sondaggi.

Per non parlare delle categorie politiche. Arcore parla ancora di un impianto culturale e sociale che non c’è più: “Di questa alleanza Forza Italia è parte essenziale, perché non si può avere un centrodestra di governo senza i liberali, i cattolici, i moderati, di cui solo noi rappresentiamo le idee, gli interessi, le esigenze. Siamo noi che abbiamo e coltiviamo i valori occidentali, che sono l’essenza della nostra civiltà. Credo che le regioni, l’Italia, l’Europa abbiano bisogno, soprattutto oggi di fronte ai gravi pericoli di una stagione difficile, di una robusta forza liberale che garantisca un futuro di vero e concreto cambiamento. Perciò non mi spaventa la concorrenza di nessuno e credo che Forza Italia si rafforzerà con il voto dei molti italiani consapevoli e responsabili”.

Sono le solite parole, diventate luoghi comuni. Una narrazione morta che serve al ceto politico residuale. Dove sono i liberali, i cattolici, i moderati? Non solo non ci sono più, ma non ci sono mai stati, semplicemente perché sono il diavolo e l’acqua santa e appartengono alle astrazioni marketing concepite dall’alto. Sono segmenti ideali, che non riguardano più la realtà di un’Italia e un’Europa ripartita in altri schemi: non più “destra-sinistra”, ma “alto-basso” (popoli contro caste, identità contro globalizzazione, sovranità politica contro economia, antropologia contro ideologia).

E poi, quale collante per il centro-destra del futuro propone Berlusconi? Il liberalismo come religione politica, il liberismo come religione economica, formule rivelatasi fallimentari, insieme alla globalizzazione. Propone il moderatismo? Altra parola senza senso, quasi irritante: al centro ci sono gli arrabbiati, i delusi, gli indecisi, che si convincono con programmi e identità forti, non con il moderatismo, il piattume e il fritto misto inutile.

Sul rapporto tra cattolici e liberali andrebbe aperto, poi, un discorso a parte: o si è cattolici o liberali.
Insomma, un richiamo patetico alle origini, un appello e un po’ di invidia nei confronti di Salvini, che si rivela per quello che è, quando Berlusconi ammette che il “governo non durerà”, il che significa che sta facendo bene.
Naturalmente tutto è possibile (considerate le fibrillazioni in seno alla maggioranza). Anche l’inizio della parabola discendente di Salvini, visto che siamo dentro una politica liquida. E Silvio lo sa bene, essendo passato dal 40% del suo Pdl, al 7 di oggi.

Consiglio a Salvini e Silvio: divorziate, così liberate i vostri parlamentari dalla comunicazione ingessata e a volte tragicomica, che obbliga tutti ad una narrazione grottesca, tra l’amore e l’odio, il corteggiamento e il rifiuto, l’illusione e la delusione. Forse ci guadagneranno i due, ma lavorando su perimetri ormai opposti: il polo sovranista, che Silvio chiama “isolazionista” e il polo liberal, radical, globalista, ben rappresentato da azzurri e dem.

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