Zingaretti rinuncia a logo, Geloni: “Non basta per andare oltre il Pd”

Interviste

Condividi!

E’ polemica nel Partito Democratico per i manifesti e i volantini senza logo affissi da Nicola Zingaretti in vista delle primarie del 3 marzo. A sollevare il caso un articolo di Repubblica. Polemica che i supporter del Governatore laziale hanno bollato come infondata e pretestuosa. Sul manifesto compare una foto di Zingaretti sorridente, la scritta “Piazza grande”, e il riferimento al sito piazzaweb.social, da dove poter scaricare tutte le informazioni sulla sua candidatura. Ma il logo del Pd non si vede. Come mai? Una dimenticanza o una precisa strategia di marketing elettorale? “Sono mesi che girano così” ha risposto Zingaretti, sorprendendosi per la sorpresa dei suoi avversari. Abbiamo provato a capirne di più con la politologa e giornalista Chiara Geloni, con la quale abbiamo cercato di tracciare delle differenze sostanziali fra i tre candidati in corsa per la guida del Pd: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti.

Il logo del Pd sparito dai manifesti di Zingaretti. Che significa?

Provo ad immaginarmi questa polemica vista da fuori, da una persona normale che vota a sinistra, non vota più a sinistra o non sa come votare. Credo non lo consideri affatto un argomento risolutivo. Poi c’è un aspetto grottesco in questa vicenda, perché chi fa polemica contro Zingaretti ha organizzato decine di iniziative senza bandiere del Pd. C’è chi senza simbolo ha costruito la sua fortuna, dalla Leopolda in poi. Mi pare uno scandalo tutto recitato, senza nulla di autentico che possa giustificare un minimo interesse”.

Pensa che la scelta di non esporre il logo del Pd sia stata studiata a tavolino, nasconda cioè una precisa strategia?

Questo non lo so, andrebbe chiesto a Zingaretti e al suo staff. Se devo essere sincera, il Governatore del Lazio non mi sta offrendo solidi argomenti per capire davvero come intenda portare il Pd fuori dalla crisi che sta vivendo. Non so se la scelta di non esporre il simbolo del partito alluda ad un tentativo di allargare il perimetro del Pd e parlare anche a chi non ha votato i dem nel 2018. Se così fosse questa strategia avrebbe anche un senso, alla luce dei risultati delle politiche dello scorso anno. Ma non so se abbia ragionato in questi termini, se abbia cioè ritenuto tatticamente conveniente andare oltre un simbolo che in questo momento, oggettivamente, rappresenta un partito che ha grosse difficoltà nel rapportarsi con una larghissima parte di elettorato di sinistra”.

Dalla prima fase congressuale, quella che si è svolta nei circoli, sono usciti vincitori tre candidati che ora si sfideranno alle primarie. Si iniziano a vedere delle differenze sostanziali fra Zingaretti, Martina e Giachetti? E’ possibile capire che partito vogliono costruire?

“Personalmente non mi sento di fare dichiarazioni di simpatia o di sostegno verso i candidati in corsa, anche perché non parteciperò alle primarie. Sono uscita dal Pd, ma come tutti gli elettori della sinistra guardo con interesse a questo appuntamento. Non faccio il tifo per nessuno, ma è evidente che ci potranno essere elementi in grado di portarmi a sentire maggiore sintonia con un candidato rispetto ad un altro. E questo sarà possibile laddove si potrà percepire una concreta discontinuità rispetto alle scelte del Pd degli ultimi anni. Devo dire però che fino ad ora nessuna mozione è sembrata esprimere in maniera chiara e convincente questo desiderio di effettiva discontinuità”. 

La proposta di Calenda di un fronte europeista alle prossime elezioni europee è sembrata convincere tutti a parole. Ma nei fatti?

“Il successo della proposta di Calenda è favorito non dal fatto di essere vincente, ma perché è forse l’unica proposta innovativa che si è ascoltata in un momento in cui non c’è sovrabbondanza di idee. Per questo nessuno sembra intenzionato a lasciarla cadere. Non mi pare tuttavia che susciti alla fine un grande entusiasmo, forse perché caratterizzata da un’incoerenza di fondo. Quella cioè di proporre come soluzione ad una crisi che giustamente viene individuata, una sola ammucchiata di ceto politico incapace di dire al Paese nulla di diverso da ciò che si è ascoltato finora. Al di là di un’opposizione condivisa al governo e alle forze sovraniste, non vedo una proposta per il Paese e per l’Europa, per giunta nell’ambito di un sistema proporzionale nel quale differenziare le proposte politiche in campo diventa fondamentale”. 

Come giudica il fatto che mentre si tende la mano alla sinistra affinché aderisca al fronte repubblicano, si pongano veti sui vari D’Alema, Bersani e altri?

“Infatti è anche per questo che parlavo di incoerenza di fondo. Calenda si rivolge a tutti, poi però dice no ora a Tizio, ora a Caio. Ogni volta che qualcuno osa esprimere un giudizio dissonante dal suo, l’ex ministro si mette a rilasciare patenti di europeismo o meno. Un atteggiamento su cui riflettere”.

Renzi grande assente al congresso del Pd. Pensa che da qui alle primarie si farà vivo, si schiererà per qualcuno, o continuerà a restare defilato?

“Penso che come al solito Renzi non ce la stia raccontando giusta. Questa scelta di dire che le primarie a lui non interessano non ha alcun senso, perché se lui resta nel Pd è impossibile che non lo riguardino. Anche perché il dibattito in corso, inevitabilmente, finirà per dare un giudizio sulla sua stagione, come è normale che avvenga in un qualsiasi processo democratico a conclusione di un ciclo. Renzi sta tenendo un atteggiamento politico nei confronti delle primarie, tentando di sminuirne la portata proprio con la sua assenza. Non escludo che in realtà possa lavorare, almeno in alcune realtà territoriali, a sostegno di uno dei candidati in corsa. Quelli che credono ancora in lui e lo seguono per qualcuno dovranno votare”.

Martina o Giachetti?

Dipende cosa intendiamo per renziani. Fino a pochi mesi fa nel Pd lo erano quasi tutti, ora sono distribuiti in tutte le mozioni, anche in quella di Zingaretti. Penso che gli argomenti di Renzi siano pressapoco quelli di Giachetti ma poi è difficile capire quali meccanismi potranno o meno entrare in gioco. I singoli militanti saranno alla fine liberi di scegliere, indipendentemente da ciò che Renzi possa o meno pensare”. 

Tagged