Effetto-Abruzzo. Via alla “salvinizzazione” di Conte e di Di Maio

Politica

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E adesso? Una cosa è certa: i rapporti di forza all’interno del governo sono destinati a cambiare. Se fino al voto abruzzese, il bilancino psicologico, numerico, era a favore dei 5Stelle, da oggi la Lega condizionerà gli equilibri e le scelte future.

I grillini avevano (e ovviamente hanno) la maggioranza dei seggi in Parlamento, fondamentali per stabilizzare l’esecutivo e hanno la maggioranza delle poltrone istituzionali.
E ci sono ancora molti posti da assegnare: banche in primis (da qui la famosa polemica sui dirigenti e sul ruolo “politico” degli istituti di credito).
E infatti, il premier Conte, da “avvocato del popolo”, forte della sua leadership in ascesa (da semplice notaio ad arbitro riconosciuto: si pensi ai buoni rapporti con la Ue e alla sua indubbia capacità di mediazione), finora pendeva dalla parte di Di Maio (che lo ha scelto quando era un perfetto sconosciuto). Emblematico il fuori onda con la Merkel, in cui il premier si preoccupava della crescita di Salvini. Giustificata appunto, per gli effetti che tale crescita avrebbe comportato in seno a Palazzo Chigi.

E domenica la crescita c’è stata. Salvini ha fatto il pieno, il suo partito ha sfiorato il 30%, si candida ormai ad essere il primo soggetto politico italiano, sicuramente il primo nel centro-destra, vincente, ovunque vada, sia tornando all’ovile del vecchio centro-destra, sia restando da solo nella casa sovranista-populista.
E malgrado le rassicurazioni confermate pure ieri sera a Porta a Porta, è naturale che Salvini sia tentato dalla sindrome “della prima donna”. E di solito il leader della Lega, fa così: quando si sente debole, attacca; quando è vincente tranquillizza. Tanto assorbirà tutto e tutti, come ha assorbito Fi, e sta assorbendo cospicui lembi di elettori pentastellati.

E’ logico che Conte a partire da questa settimana, dovrà spostarsi sempre più verso Salvini. Con i risultati che ci possiamo aspettare. E per Di Maio si annuncia una partita difficile: continuare a sacrificare il suo dna per la continuità governativa, o recuperare l’antica ragione sociale del Movimento. E proprio su Tav, trivelle, no-Vax, caso Diciotti e relativa richiesta di autorizzazione a procedere, si giocherà l’esistenza del governo.
Salvini alzerà il tiro, pretenderà sempre più attestati di fiducia, giuramenti ideologici e cercherà di salvinizzare i 5Stelle. E vedremo cosa faranno Conte e Di Maio.

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