Summit con Conte. Dietro la buca di Di Maio i nuovi 5Stelle

Politica

Se fino a qualche tempo fa era Salvini a non partecipare ai summit con Conte e Di Maio, ora è stato il vicepremier grillino a non presentarsi all’incontro post-voto con Conte e Salvini. A dare buca. Programmi e decisioni future a parte, è una consolidata tecnica di comunicazione: Salvini quando è in difficoltà marina le riunioni, attacca, individua il nemico, spara alzo zero su ogni tema, annuncia, sgomita, attraversando tutto lo scibile a 360 gradi, dallo sport, a Sanremo, dall’economia alla massoneria.

Quando è vincente, al contrario, tranquillizza, rassicura, media, promette, partecipa di buon grado ai vertici di Palazzo Chigi. Sapendo che adesso è Conte che deve far pendere l’ago della bilancia dalla parte sua.
Di Maio, invece, finora aveva sempre aderito agli incontri. E si è puntualmente offeso quando Salvini ha fatto melina. Quando motivava le sue assenze, dichiarando che preferiva tornare a casa o vedersi le partite in tv.

Cosa è cambiato ieri? L’avanzata dei leghisti in Abruzzo e l’erosione dei voti grillini. Che se formalmente non muterà il rapporto di forza dentro il governo, a livello di numeri e di poltrone, certamente è destinato a stravolgere gli equilibri psicologici. E’ questione di trend. Di vento. E il vento si sente.
Adesso l’idea in casa 5Stelle è di aggregare il civismo nazionale, recuperando quei blocchi sociali che si sono allontanati dal partito delle origini.

Un’ipotesi impensabile, fine a qualche tempo da, dato il dna scritto da Grillo e Casaleggio, la sua vocazione maggioritaria, la sua vocazione alla democrazia diretta, che gli conferiva una dimensione di fatto antiparlamentare, per definizione, contraria alle mediazioni partitiche. Per questo dal 2009 in poi, hanno rifiutato ogni appartenenza, ogni alleanza. Lo stesso governo anomalo gialloverde è un esecutivo “contrattuale”, un modo per restare puri e incontaminati.

Anche se, nelle maglie dell’attività istituzionale, la purezza è svanita, e la Lega di lotta è sbiadita da tempo. Si pensi ai temi che ne hanno decretato il successo iniziale: no-Tav, no-Vax, No-Inceneritori, No-Trivelle, giustizialismo, moralizzazione della vita pubblica etc. Tutti temi abbandonati, accantonati o gestiti ambiguamente, sacrificati all’altare del salvinismo.
Liste civiche collegate? Il dibattito dentro il partito è cominciato e dividerà ulteriormente le due anime, le une contro le altre armate: Di Maio vs Fico, con Di Battista nel mezzo.
Cosa deciderà la piattaforma Rousseau?

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