Conte e la Ue. Chi sono i veri lobbisti, burattini e burattinai?

Politica

Gli eserciti sono schierati. Ormai non c’è più nulla da fare. E le distanze in vista delle prossime elezioni europee aumenteranno, si ingigantiranno.
Eserciti non solo politici, culturali, economici, ma anche e soprattutto mediatici.

Prendiamo ad esempio, il Corriere della sera di ieri. Di fronte al processo ideologico, di fronte all’attacco senza precedenti nei confronti dell’Italia (perché di questo si tratta, al di là delle singole posizioni tutte rispettabili), il primo giornale nazionale, sempre più dalla parte dei poteri forti, alleati ovviamente delle lobby europeiste, ha pensato bene di affossare, rimuovere, ignorare in prima pagina, la risposta del premier Conte, mentre ha dato unicamente notizia delle frasi contro Conte, enfatizzando, cosa nota, le divisioni nel governo, e addirittura, aprendo di spalla con un’intervista-commento alle frasi di Conte (senza ricordarle).

Proprio una bella operazione: si chiama gerarchia delle notizie, secondo criteri occulti e purtroppo molto chiari.
Segno che la pax europea sarà molto difficile. L’ordine di scuderia è far sentire isolata, spaccata l’Italia (rea di costruire un modello pericoloso per la Ue), allarmando cittadini e mercati e magari preparando, una volta caduto il governo populista, una soluzione alla Monti, come era già nei desiderata dei “collisti” e non solo.

Ma torniamo al punto. Il liberale, eurodeputato del gruppo Alde, Guy Verhofstads, ex premier belga, un paffuto signore dai capelli tinti, ha tuonato contro il nostro paese e il suo governo, come se fossimo l’ultimo Stato africano, senza correttezza istituzionale, evidenziando un livore che solo i giacobini (liberali o socialisti) sanno esprimere. “Conte, burattino di Salvini e Di Maio”, “i veri italiani sono Spinelli, Napolitano, Draghi, Ciampi” e ovviamente “la Bonino”.
E di fronte a questi attacchi, hanno applaudito socialisti, popolari e altri rivoli liberali.

Prima domanda: il presidente Sergio Mattarella pretenderà le scuse da Strasburgo, o starà in silenzio perché in cuor suo condivide quelle accuse? Il capo dello Stato ha compreso che il tema è la mancanza di rispetto verso l’Italia, e nei riguardi di un governo legittimamente eletto dal popolo? Naturalmente se il governo fosse stato partorito dall’alto senza voto (Renzi, Monti, Letta, Gentiloni), Strasburgo avrebbe gradito.

Secondo quesito. Cos’hanno in comune quei nomi (Ciampi, Napolitano, Draghi, la Bonino), citati dal paffuto liberale? Il pensiero laicista, l’euro, per limitarci alle appartenenze palesi.
Ha fatto bene, quindi, Conte, a mantenere la sua proverbiale calma e rispondere per le rime: “I burattini sono quelli al servizio di lobby, gruppi di potere e comitati di affari”.

Come se non bastasse, sempre il Corriere della sera, ha ospitato un’intervista estremamente faziosa di Manfred Weber, presidente dei deputati popolari: “Fare gli anti-élite non è da leader”, prendendosela con Conte, e ribadendo che anche la futura legislatura europea dovrà necessariamente essere all’insegna del rapporto privilegiato “tra popolari, socialisti e liberali”. Gli stessi che hanno applaudito contro l’Italia e il suo governo.
Come dire, pure se vincono i sovranisti, governeremo noi. Democraticamente.

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