Tav in cambio della Diciotti. Ecco il compromesso tra Lega e 5Stelle

Politica

Oggi nella riunione di Giunta il presidente Maurizio Gasparri ha fatto uscire dal cilindro la sua ricetta. Ecco il succo: l’intervento in Senato del premier Conte ha conferito senso istituzionale e rilevanza pubblica all’azione del ministro Salvini, e quindi, si è trattato di una scelta condivisa, che non contempla nessuna violazione politica o strumentale da parte del ministro.

Ergo, un iter inutile, non c’è bisogno di continuare. Delegittimata sul nascere qualsiasi opzione giudiziaria, rendendo vana la guerra tra finti garantisti, che vogliono in realtà, la pelle di Salvini, e finti giustizialisti, sempre intransigenti quando sul banco degli imputati ci sono gli avversari, salvo poi concedere lasciapassare, o cambiare idea, se in pericolo ci sono gli amici. Andrà così? Vedremo.

Ma il tema è più spinoso. E ha a che fare con i nuovi equilibri (si legga scossoni) interni alla maggioranza generati dal voto abruzzese.
Di Maio, l’altro giorno, ha marinato il vertice con Conte e Salvini, e come abbiamo anticipato su lo Speciale, si è chiuso nelle segrete stanze, partorendo il topolino: alle prossime elezioni i grillini apriranno anche alle liste civiche, conciliando il nuovo corso governativo del Movimento, con le istanze (No-Tav, No-Vax etc), patrimonio storico dei primi tempi, magari rappresentate da uomini duri e puri; così tanto per recuperare un po’ di consenso presso una base disorientata e delusa.

Ma i più informati parlano di una crisi di nervi sempre più forte, che il giovane vice-premier sta curando a suon di Maalox. E durante un incontro riservato con Salvini, Di Maio pare abbia avuto un attacco isterico. Della serie, quando la psicosomatica influenza la politica.
Del resto, sono tanti i dossier aperti sul tavolo di Palazzo Chigi: Tav, Bankitalia, Inps, nomine e scelte importanti.

E i 5Stelle sono quelli che in questo momento rischiano di più. Salvini, vincitore di domenica, l’ha capito perfettamente e sta alzando il tiro. Il messaggio relativo alla Tav, all’analisi costi-benefici, è suonato emblematico: “Sono dati strani, resto della mia idea”.
Ma non deve tirare troppo la corda. La questione Diciotti incombe e lui non vuole essere giudicato, esponendosi ai rischi del caso.
Una soluzione andrà trovata: e c’è chi scommette su un ennesimo compromesso “contrattuale”: ammorbidimento sulla Tav e in cambio, il no dei pentastellati all’autorizzazione a procedere, anche a costo di confluire nel blocco (Fdi, Fi) dei difensori interessati (a richiamare Salvini nell’ovile del vecchio centro-destra), sparigliando comunque i giochi della Meloni e di Berlusconi.

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