Banche e ricatto Ue? Parla Borghi: “Abolizione bail-in primo atto dopo Europee”

Interviste

L’Italia fu costretta ad accettare il bail-in, ovvero la procedura che consente il salvataggio delle banche in crisi rivalendosi su azionisti, obbligazionisti e in ultimo correntisti, perché ricattata dalla Germania. Lo ha rivelato il ministro dell’Economia Giovanni Tria parlando davanti alla Commissione Finanze del Senato. All’allora ministro Saccomanni sarebbe arrivata una sorta di aut aut: «Se l’Italia non avesse accettato il bail-in – ha riferito Tria – si sarebbe diffusa la notizia che il nostro sistema bancario era prossimo al fallimento» e ciò avrebbe provocato un collasso dello stesso. Rivelazioni dirompenti che lo Speciale ha analizzato con il parlamentare della Lega Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera.

Cosa pensa delle rivelazioni del ministro Tria? Era a conoscenza di questo presunto ricatto?

“Si tratta di un fatto in verità abbastanza noto, come l’aver costretto l’Italia, con la pistola puntata dello spread alla tempia, a fare ciò che non voleva. Su questa vicenda sono stati scritti anche diversi articoli, è stata ricordata da un commentare certamente non sospettabile di anti-europeismo come Federico Fubini, sul Corriere della sera di alcuni anni fa. Lo rivelò anche lo stesso Saccomanni, e forse Tria si riferisce proprio a ciò che lui stesso ebbe a dichiarare di fronte alla Commissione di inchiesta sulle banche della scorsa legislatura. Certo, l’ex ministro non parlò di un vero e proprio ricatto, ma leggendo la trascrizione delle sue parole si capisce chiaramente che, pur non avendo usato quel termine per pudore, il senso era quello”.

C’è stata anche secondo lei una certa sottovalutazione del rischio circa gli effetti che il bail-in avrebbe prodotto, e di cui oggi tutti sono consapevoli?

“La storia del bail-in è molto triste e ho l’impressione che tanti politici non avessero capito fino in fondo di cosa si stesse parlando. Io lanciavo l’allarme costantemente nelle trasmissioni in cui venivo invitato e dove c’era sempre un dibattito molto ampio. Fatico però a credere che ai livelli alti, mi riferisco in particolare alla Banca d’Italia e al Ministero del Tesoro, si ignorassero i rischi che questo sistema avrebbe comportato”.  

Se ne può uscire? E come?

“Ricordiamo innanzitutto che l’abolizione del bail-in è contemplata nel contratto di governo ed è una priorità. Ma in verità mi sembra che la situazione sia già stata superata dai fatti. Non mi risulta che esista ancora la concreta volontà di procedere su questa strada autodistruttiva, ossia quella di far pagare ai risparmiatori gli errori delle banche. La legge insomma in qualche modo è già superata dai fatti, la condizionalità è ormai superiore alla lettera. La legge introduceva un sistema automatico di salvataggio per le banche in difficoltà ma oggi l’automatismo è venuto meno in favore della discrezionalità. Certo, resta un sistema sbagliato da correggere e la strada migliore per farlo sarà quella di lavorare in sede europea. Uno dei temi che noi della Lega proporremo sia in campagna elettorale che nei primi giorni della nuova legislatura europea sarà l’abolizione definitiva del bail-in e la sua sostituzione con nuovi e diversi strumenti d’intervento”.

Dall’Europa però continuano a bacchettare l’Italia. Nelle ultime ore è arrivata una nuova bocciatura per ciò che riguarda le misure della manovra economica e i due provvedimenti principali, quota 100 per le pensioni e il reddito di cittadinanza. Come risponde?

L’Europa dovrebbe riflettere sui propri errori. L’Italia a detta della Ue si troverebbe in una situazione di  squilibrio macroeconomico almeno da quando è finito il governo Monti. Quindi ne deduco che per questa Commissione europea non esista altro governo possibile che non sia quello di Monti. Peccato che la performance economica di quell’esecutivo non sia stata propriamente così mirabile. A questo punto è legittimo o no sospettare che forse chi compila queste schede di valutazione, non abbia il benessere dell’Italia come obiettivo da conseguire, ma piuttosto la sua recessione?”

 

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