Flat tax. Di Maio e Salvini. I due spos(s)ati. La data del divorzio

Politica

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La coppia scoppia e meno male che c’è l’ex “mediatore-arbitro” Conte, sempre più stanco, depresso e deluso, che tenta di salvare capra e cavoli.

Ma il dato è tratto: a forza di tirare la corda i due Dioscuri stanno facendo saltare il governo. Anche se a parole negano e giurano sulla sua durata.
Ma la caduta, la fine del colore gialloverde è questo che vogliono veramente?

La rissa l’ha indubbiamente iniziata Salvini. Incassate le vittorie alle amministrative, dato il suo attivismo a 360 gradi, i suoi annunci altisonanti e le iniziative a costo zero (porti chiusi, sicurezza, stop immigrazione, anti-Ue, temi sensibili per la maggioranza degli italiani), ha pensato bene di fare piazza pulita di tutto e tutti. Eliminazione dei suoi ex alleati del centro-destra berlusconiano (Fdi e Fi), si legga cannibalizzazione; ed eliminazione del socio di maggioranza, con i grillini costretti a scegliere tra partito di lotta, ancora capace di galvanizzare gli elettori, e il partito di governo, moderato e considerato traditore del dna originario.

Peccato che il Capitano abbia esagerato. Costretto dagli eventi (alla fine ha dovuto cedere su qualche migrante, ha tremato per la scure giudiziaria), e ridimensionato per la mancata crescita economica, anziché ammorbidire la comunicazione, ha pizzicato a ritmo crescente Di Maio, il quale da qualche tempo però, ha cambiato strategia. E’ passato al contrattacco. Ecco i concetti: Io lavoro e ho il potere sulla borsa, Salvini invece chiacchiera, fa solo campagna elettorale. Io ci metto la faccia, Salvini sputa sul piatto dove mangia. Salvini fa il medioevale e si accompagna agli sfigati tradizionalisti cattolici, io difendo la modernità e tutte le famiglie con provvedimenti credibili.

E anche se i numeri per ora (dall’Abruzzo alla Sardegna, passando per il Molise), danno torto ai pentastellati (il potere della suggestione mediatica leghista), le riforme, i provvedimenti sostanziosi (che alla lunga pagheranno), li hanno fatti i grillini: dal reddito di cittadinanza, allo sblocca cantieri, al decreto Dignità.

E alla Lega è restata unicamente la legittima difesa e un pezzetto di quota 100. E’ chiaro che ora, dovendo correre ai ripari, la banda Salvini si è fissata sulla flat tax come panacea della sua rinascita.
E questa volta il braccio di ferro non è più sui temi generali (autonomie, Tav, inceneritori, famiglia), ma su scelte future.

Salvini pretende, infatti, che la flat tax sia prevista nel prossimo Def.
E il pacta sunt servanda. E’ nel contratto come ha ricordato e ribadito Conte.
E Di Maio? Ha detto che loro sono leali e che contribuiranno al buon esito, a patto che (paletti non da poco), non ci si faccia sopra campagna elettorale, a patto che non si stravolga il loro Welfare (costo 12 miliardi), e che la flat tax non aiuti i ricchi. Il che, tradotto, vuol dire no al ritorno delle idee del centro-destra.

Messaggi dunque, al vetriolo. Con titoli di coda spietati: “Grazie Salvini per il sostegno che hai offerto al cambiamento”. Cioé, noi siamo la forza di maggioranza, tu stai sul tuo che sei più piccolo (in parlamento). Salvini commissariato? Chi lo sconosce bene sa che è consapevole di aver tirato troppo la corda, di aver provocato troppo e ora sta pagando pegno.
In attesa ovviamente delle europee che potrebbero stravolgere gli equilibri e mutare i rapporti di forza.

Ma c’è un ma. I due sono disposti a cadere insieme dal trono? Perché si parlano da giorni solo attraverso dichiarazioni a mezzo stampa?
C’è un luogo di reale e vero confronto: quello istituzionale. Ossia, il Cdm. E lì invece i due sorridono.

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