Autonomie. Quando scoppierà la bomba tra Salvini e di Maio

Politica

Ma insomma, le province esistono o no? Se si facesse un sondaggio vero tra gli italiani, in pochi darebbero la risposta giusta.
Tentiamo di fare ordine a una storia insensata che senso non ha.

Affossate dal governo Monti nel 2012, resuscitate dalla Consulta nel 2013, cancellate dalla legge Del Rio nel 2014 che le ha trasformate in enti di secondo livello (il classico compromesso all’italiana), confermate in Costituzione dalla bocciatura del referendum Renzi-Boschi nel 2016, ora spaccano il tavolo della Conferenza Stato-Regioni, presieduta dai sottosegretari Stefano Candiani (Lega) e da Laura Castelli (5Stelle).

Quindi, sulla carta sono un ente di serie b, formato da delegati eletti dai parlamenti regionali, e con ancora quelle competenze residue che riguardano l’edilizia scolastica e le strade. Una cosa non trascurabile, vista la questione sicurezza, visto il degrado di molte strutture scolastiche, che mettono a rischio la vita degli studenti e l’attuale condizione della viabilità cittadina e non.

Ma la questione non va vista come mera problematica istituzionale; va letta in controluce.
Da una parte, la polemica in seno al governo, ormai arrivato alla frutta che vede i due Dioscuri contrastarsi e contraddirsi quotidianamente: inceneritori, Tav, migrazione, Tap, Vax, 25 aprile, caso Siri, giustizia, legittima difesa, economia, Europa etc.
Dall’altra, il poltronificio che rappresenta pur sempre un obiettivo per il ceto politico, anche quando i partiti dicono di moralizzare la vita pubblica.

E qui, tra Di Maio e Salvini si sono innescate altre bombe. Un grappolo: la visione dell’Italia, il salvataggio o meno di Roma, della Raggi che sembra ormai abbandonata al suo destino dai pentastellati.

I grillini dicono che le Province sono inutili e una spesa da cancellare. I leghisti lo dicevano prima, ora non più, anzi le vorrebbero rivitalizzare, recuperare. I leghisti pensano ad un autonomismo nord-centrico, i grillini non vogliono regioni di serie a e di serie b.

E, infine, ci si è messo pure il Pontefice a dire la sua: “Sicurezza nelle scuole e manutenzione delle strade sono questioni centrali”, ha affermato recentemente papa Francesco.
E dulcis in fundo, il voto in Piemonte. Salvini vuole annettersi oltre che la Lombardia, il Veneto e il Friuli, anche il regno sabaudo. Per rappresentare il Nord (ma non era per il primato degli italiani?), e fare la Tav. Altra bomba autonomista.

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