Palombini (sindaco): “Conte e Crimi, Amatrice fa sul serio”

Politica

Fra i Comuni che andranno al voto il 26 maggio c’è anche Amatrice, dove Filippo Palombini, ex vicesindaco che ha assunto circa un anno fa le funzioni di primo cittadino in seguito alla decadenza di Sergio Pirozzi eletto consigliere regionale, si presenta a capo della lista civica “Per Amatrice e le sue frazioni”. Una lista che, come tiene a precisare lui stesso, non ha riferimenti politici nei partiti o nelle coalizioni nazionali. Ieri Palombini, in occasione della festa del lavoro, ha inviato una lettera al premier Giuseppe Conte ricordando il dramma dei lavoratori di Amatrice rimasti disoccupati dopo il terremoto, che ha spazzato via oltre alle case anche tante attività. “Ho paura – scrive Palombini a Conte – che nel giorno della loro festa, in pochi si ricorderanno di noi, di quella parte dell’Italia, dove il dramma ha dato ancora un significato in più al lavoro: non il lavoro come benessere, ma come sopravvivenza, non come dignità dell’individuo, ma come segno di futuro per intere comunità”. Lo Speciale lo ha raggiunto e intervistato.

Sindaco Palombini, perché ha deciso di scrivere questa lettera e cosa si aspetta in concreto?

“Amatrice, come tutti i Paesi devastati dal terremoto del Centro Italia, ha subito la perdita di molti posti di lavoro, cui si è aggiunta l’incertezza del futuro. Sono state messe in piedi delle attività che non hanno però grandi aspettative di sopravvivenza senza i necessari aiuti fiscali e senza incentivare le persone a tornare qui. Questo problema fu manifestato con evidenza anche a gennaio in occasione della visita del sottosegretario Crimi, sia da me che dagli altri sindaci delle zone colpite. Sono passati altri quattro mesi e ci ritroviamo con un decreto pensato per altri, all’interno del quale siamo inseriti soltanto con qualche articolo, e del lavoro non c’è traccia. Ci sono poi tante altre criticità in queste decreto, cose che abbiamo chiesto e che non ci sono state date. Nel giorno in cui in tutta Italia e nel mondo si parla di lavoro, mi è sembrato corretto ricordare che qui il lavoro c’era, oggi non c’è più e forse non lo riavremo mai. Il problema è che la gente non crede neanche più alle promesse di ricostruzione e per questo se ne va”.

Deluso dall’azione di questo governo?

“Mi aspettavo certamente una maggiore attenzione. Il Presidente del Consiglio, la sua prima uscita pubblica la fece proprio qui ad Amatrice. Fu corretto nel non fare promesse a vuoto ma disse che avrebbe fatto il massimo degli sforzi per starci vicino perché aveva il Centro Italia nel cuore. Ci sono voluti però mesi per decidere cosa fare, sono seguite scelte sbagliate soprattutto a livello commissariale. Abbiamo perso un altro anno inutilmente. Se mi chiede cosa ne penso, le rispondo che nel contratto di governo il capitolo terremoto è ridotto a tre righe, e tre righe sono rimaste”.

Presentando la sua candidatura a sindaco ha detto che con lei ad Amatrice si aprirà ufficialmente la fase 2. A cosa si riferisce?

“Nell’ultimo anno da sindaco ho avuto l’occasione di fare una grande esperienza: precedentemente da tecnico ho seguito l’attività amministrativa degli ultimi tre anni con tre diversi commissari e credo quindi di aver studiato e analizzato a fondo la situazione. Oggi ho capito cosa serve realmente. Ciò che qui è sempre mancato è stato il coinvolgimento della popolazione in qualsiasi processo di ricostruzione. Parlando di fase 2 intendo una fase di grandi scelte condivise con i cittadini, facendo squadra e uscendo dalle vecchie logiche. A nessuno degli abitanti che hanno vissuto il terremoto si può dire di tornare fra qualche anno quando la situazione sarà sistemata. Bisogna coinvolgerli invece, sia nella fase di uscita dall’emergenza rendendo dignitosa al massimo la loro vita, e soprattutto in un disegno complessivo di ampio respiro, spalmato nei prossimi anni, che possa consentirgli di vivere, e non di subire, l’opera di ricostruzione”.

Lei guida una lista civica senza riferimenti politici diretti. Quali sono i punti centrali del suo programma?

In un Comune distrutto serve fare tutto, ma partiamo dalle fondamenta. Dal punto di vista della ricostruzione dobbiamo riuscire ad ottenere maggiori poteri per il sindaco, affinché possa diventare soggetto attuatore di tutte le opere di urbanizzazione di basso profilo, che consistono in special modo nel ripristino dei servizi nelle frazioni che possiamo sicuramente ricostruire in tempi più rapidi. Per questo mi batterò con tutte le mie forze. Il secondo punto fondamentale è realizzare una pianificazione urbanistica del futuro per ciò che riguarda il centro storico, facendolo però ad Amatrice, in un apposito ufficio dove l’intera popolazione possa essere coinvolta nella fase di progettazione del nuovo borgo. Serve poi attenzione massima alle condizioni di vita delle persone che sono al momento disagiate, offrendo loro sostegno economico, morale e aggregativo, per superare al meglio il dramma di vivere nelle casette. Infine dobbiamo ricostruire lo sviluppo economico del territorio che non può che ripartire dallo sfruttamento delle risorse naturali, fondamentale ad incentivare un turismo davvero sostenibile. Se saremo in grado di saper vendere ‘il prodotto Amatrice’ con le sue bellezze già esistenti e quelle che riusciremo a ricostruire, allora potremo tornare a richiamare sempre maggiori turisti e dare nuova linfa all’economia locale”. 

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