Becchi a Salvini: “Dal voto in Sicilia Lega a rischio. Servono Farage e Le Pen”

Interviste

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In Sicilia, dove si sono tenuti i ballottaggi delle amministrative, la Lega di Matteo Salvini ha subito una battuta d’arresto, non riuscendo ad eleggere i propri sindaci in corsa a Gela e Mazara del Vallo, diversamente dal Movimento 5Stelle che invece ha vinto a Caltanissetta e Castel Vetrano. Per Di Maio senza dubbio si tratta di una boccata d’ossigeno in vista delle imminenti elezioni europee e anche una prova di come la posizione di rottura assunta dai 5S nei confronti della Lega sul “caso Siri” abbia dato frutti. Gli scontri fra Salvini e il leader pentastellato sono ormai all’ordine del giorno e vanno dalla lotta alla corruzione all’immigrazione passando per le autonomie e la lotta alla droga. Contrapposizione frontale che sembra ormai destinata a proseguire ininterrottamente fino al 26 maggio. Come finirà? Prova ad ipotizzarlo il filosofo sovranista Paolo Becchi.

Partiamo dai ballottaggi in Sicilia. Vede un brutto segnale per la Lega in vista delle europee?

“Certamente per il M5S si tratta di un risultato positivo, in chiara controtendenza rispetto alla parabola discendente degli ultimi mesi con la sconfitta in tutte le elezioni regionali e la discesa vorticosa nei sondaggi. Aver conquistato due Comuni da soli è comunque un segnale molto incoraggiante in vista del voto del 26 maggio. Quanto alla Lega è evidente che, laddove si presenta da sola, non riesce a sfondare specie dove, come a Gela, Forza Italia si allea col Pd pur di non far vincere il candidato leghista”.

Perché questo?

“Perché al sud e nelle Isole la Lega non è riuscita a penetrare, o laddove ce l’ha fatta come avvenuto in Sardegna con l’elezione di Solinas, poi fatica a governare. Non dimentichiamo che in Sardegna ancora non si è riusciti a formare la giunta regionale perché non si trova la quadra. Nel Meridione qualcosa non va nel modo in cui la Lega si è presentata. Ha sbagliato soprattutto a farsi rappresentare da riciclati di altri partiti provenienti dalla vecchia politica e affidando la gestione delle elezioni a commissari provenienti dal nord, del tutto estranei al territorio, che hanno quindi finito con lasciare mano libera ai capetti locali. Le recenti contestazioni contro Salvini a Catanzaro non erano soltanto organizzate dall’opposizione, ma probabilmente erano motivate anche perché sul palco con lui c’erano a rappresentare la Lega personaggi del territorio evidentemente non graditi all’elettorato. Credo che il voto siciliano mandi un messaggio preciso a Salvini”.

Ossia?

“Che la Lega non deve assolutamente illudersi di compensare l’eventuale perdita di consensi al nord per un’azione di governo che non è vista con grande favore dal mondo imprenditoriale e dalle categorie produttive, con i voti del sud. Questo test elettorale, seppur locale, non è da sottovalutare e spesso il voto in Sicilia ha preannunciato scenari nazionali”.

I risultati premiano in qualche modo la linea intransigente del M5S sul “caso Siri”?

Salvini su questa vicenda si trova chiaramente in difficoltà. Ha tirato la corda ma alla fine si è dovuto piegare. Forse sarebbe stato controproducente andare al muro contro muro su Siri e magari far cadere il governo su questo, ma la Lega è uscita sconfitta e questo è un dato di fatto. Di Maio da parte sua è stato abilissimo a cavalcare l’inchiesta dei magistrati per rilanciare la lotta alla corruzione e rimettere al centro della campagna elettorale il tema dell’onestà, che a causa delle vicende avvenute al Campidoglio rischiava di ritorcersi contro i 5S. Di Maio si sta giocando tutto alle elezioni europee, iniziando dalla sua leadership. L’obiettivo è quello di ridurre al massimo il distacco dalla Lega che inizialmente era calcolato dai sondaggi di oltre dieci punti. Mi pare ci stia riuscendo. La Lega sarà sicuramente il primo partito, ma se resterà sotto il 30% non potrà cantare vittoria, mentre il M5S potrà vantarsi di aver frenato l’avanzata di Salvini”.

Come mai tutti inseguivano la Lega e oggi sembra invece dover essere il Carroccio a faticare di più per non perdere consensi?

Perché il voto degli italiani è liquido, si disperde facilmente. Salvini per mesi ha potuto godere di un alto gradimento per la battaglia sull’immigrazione, che oggi però non è più percepita come una priorità o come il principale problema del Paese. Sbarcano migranti nei porti e nessuno sembra farci più caso. Mentre, complici le inchieste della magistratura e i mass media, è tornato al centro dell’attenzione il tema della corruzione su cui i 5S si sono buttati a capofitto. Intendiamoci, fanno bene i 5S a seguire questa strategia, semmai è Salvini a dover rivedere la sua”.

E come?

“Sabato c’è in programma la kermesse della Lega a Milano e Salvini dovrebbe inventarsi un colpo a sorpresa, tipo far salire sul palco con lui Nigel Farage il leader sovranista inglese il cui partito, secondo un sondaggio del Guardian, viaggerebbe intorno al 34% candidandosi a diventare il primo in Gran Bretagna. Farage e Marine Le Pen possono fare la vera differenza in Europa, non gli altri gruppi e gruppetti ai quali guarda la Lega e il cui peso è ritenuto molto modesto”.

Sta dicendo che Salvini dovrebbe rispolverare la battaglia contro l’euro?

“Dell’euro in verità non parla più nessuno ma certamente deve accentuare la battaglia per la riforma dell’Europa alleandosi con le forze sovraniste più rappresentative per tentare la scalata alla Commissione. Va bene il buonsenso ma se riempito di contenuti. Ecco, quello che rischia di mancare alla Lega sono i contenuti. Mancano meno di due settimane al voto e se volesse Salvini avrebbe ancora delle ottime carte da giocare per risalire la china. L’alleanza con Farage rappresenterebbe un colpo a sorpresa, una grande svolta, un segnale importantissimo che dimostrerebbe la concreta volontà di cambiare l’Europa riportando i popoli al centro; da prima gli italiani a prima gli europei, intesi come cittadini contro elite, lobby e tecnocrati. Vedremo cosa accadrà sabato. Ci sarà un salto di qualità?”

 

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