Elezioni. Ecco perché le liti tra Salvini e Di Maio non servono

Politica

Elezioni. Cosa resterà il 27 maggio (con i risultati del voto in mano) degli stracci volati tra Di Maio e Salvini? La sensazione è che la strategia studiata per recuperare i rispettivi target elettorali, con continue sovrapposizioni di fronte e di argomenti, non abbia prodotto granché: solo piccole correzioni numeriche e tanto sfilacciamento.

Un rapporto usurato pure sul piano personale, che non potrà non avere concrete ripercussioni dopo le europee. Si chiama eterogenesi dei fini.
Il rischio, infatti, è che il governo possa davvero cadere e a pagarne le spese saranno sia la Lega, sia i 5 Stelle (che complessivamente oltrepassavano ad aprile scorso il 55% dei consensi, specchio quindi, del gradimento nei confronti di Palazzo Chigi).

La percezione presso quell’opinione pubblica che il 4 marzo dell’anno scorso aveva punito severamente la casta progressista e filo-Ue, nel nome e nel segno di una diversa politica europea, di una diversa politica su immigrazione, sicurezza e moralizzazione della vita pubblica, sia oggi disorientata, scoraggiata, delusa, divisa in opposte tifoserie, che sbranandosi tra loro, si indeboliscono reciprocamente. E dall’altra parte, la percezione è che si sia ringalluzzita e stia rialzando la testa quella parte soccombente, dal Pd a Fi, la cosiddetta area liberal-radical, contrapposta a quella populista e sovranista.

Cosa resta oggi del governo gialloverde? Conte stanco, depresso, delegittimato al suo interno (basti vedere l’intervista di Giorgetti), Di Maio astioso e antipatico, Salvini pallone sgonfiato dagli ultimi eventi: i migranti sbarcano lo stesso, abbaia e non morde, china la testa su Siri e sul ritardo del decreto sicurezza2.0. Tanti annunci e pochi fatti, tanti fronti mediatici spostati (religione, famiglia) a costo zero, sapendo che non troveranno riscontro parlamentare pratico (dato lo scontro con i grillini).

Un governo che, al momento, ha due politiche economiche, due politiche sociali, due idee su Tav, Tap, inceneritori. Due politiche internazionali (la via della seta), due politiche estere e due politiche sulla famiglia (Fontana fa la sua parte e Di Maio che annuncia un’altra cosa).

E come dice argutamente Antonio Polito sul Corriere della sera, “uno più uno non fa due”, ma da qualche tempo, “sta dando zero”.
E il tutto con Sergio Mattarella e papa Francesco che non perdono occasione ufficiale e istituzionale per menare fendenti (su Europa, immigrazione etc).

E così si spiega il sondaggio sotterraneo che circola presso gli addetti ai lavori: la Lega che avrebbe dovuto toccare quote maggioritarie da Rosatellum (quasi il 40%), sarebbe in calo, Pd ed M5S in rimonta.
Ne valeva la pena? Il quadro politico post-europee si annuncia ancora più contorto e caotico.

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