Governo. Dopo il vertice fra Conte e i vicepremier, pace fatta ma non troppo

Politica

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Pace fatta fra Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ma fino ad un certo punto.

Perché tutti e tre sono decisi a proseguire l’esperienza di governo, nessuno intende staccare la spina all’esecutivo, ma poi nei fatti sembrano perdurare forti divergenze di vedute su come affrontare il nodo dell’Europa scongiurando la temutissima procedura d’infrazione per debito eccessivo.

“Sarà necessario un incontro con i tecnici del Mef e il ministro Tria per mettere a punto una strategia da adottare nell’interlocuzione con l’Europa – spiega una nota di Palazzo Chigi – volta ad evitare una procedura di infrazione per il nostro Paese, e per impostare una manovra economica condivisa”. Il che vuol dire che un accordo su come procedere non c’è. Così come non ci sarebbe neppure sulle nomine in Europa, su chi sostenere per la presidenza della Commissione Ue all’interno del braccio di ferro fra Merkel e Macron, e chi indicare come commissario per l’Italia. 

L’incontro è stato tuttavia utile, secondo quanto riportano gli organi di stampa, per un chiarimento seguito alla conferenza stampa di Conte con tanto di ultimatum ai suoi vice. I tre avrebbero concordato di proseguire l’esperienza di governo, Salvini avrebbe ottenuto garanzie circa l’approvazione del Decreto sicurezza bis e il taglio delle tasse, e la Lega in cambio avrebbe dato semaforo verde all’introduzione del salario minimo proposto dal M5S.

Resta ora da definire la gestione dei rapporti con l’Europa, con Conte e Tria che sono pronti a tutto pur di evitare una procedura d’infrazione e Salvini e Di Maio che invece sembrano decisi a puntare dei paletti invalicabili.

I due vicepremier sembrano escludere manovre correttive e nuove tasse, mentre Premier e ministro dell’Economia ritengono che non si possa precludere la porta a nessuna eventualità.

Al momento l’unica cosa certa è che non ci sarà la crisi di governo, almeno nell’immediato. Del resto la crisi alla fine non conveniva a nessuno.

A Di Maio in primo luogo, visto che il M5S si trova ai minimi storici e deve cercare di risalire la china, attraverso un processo riorganizzativo e un rilancio delle proprie priorità, ma nemmeno a Salvini che ha potuto ottenere il 34% alle europee grazie all’azione portata avanti in questo primo anno di governo sui temi dell’immigrazione e della sicurezza. Al leader della Lega conviene restare ancora al Viminale e continuare il lavoro iniziato, consolidando e incrementando il consenso ottenuto.

Quindi, a questo punto, il destino del governo sarà inevitabilmente legato alla risoluzione della vertenza aperta con Bruxelles. Bisognerà capire come evolverà la discussione e quale sarà la linea che prevarrà nell’esecutivo.  Se non si troverà una mediazione fra la linea della trattativa ad ogni costo di Conte e Tria e quella più intransigente di Salvini e Di Maio indisponibili a farsi dettare l’agenda da Moscovici e company per altro in scadenza di mandato, allora andare avanti potrebbe risultare molto difficile.

In quel caso bisognerà soltanto capire chi staccherà la spina per primo. 

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