Scontro Di Maio-Di Battista, parla Cacciari: “E’ un gioco delle parti”

Interviste

“Non mi interessa se in buona fede o in mala fede, ma se qualcuno in questa fase destabilizza il Movimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la capacità del Movimento di orientare le scelte di Governo. Qui stiamo lavorando per il Paese, e questo non lo posso permettere”. Va giù duro il leader del Movimento 5Stelle Luigi Di Maio, ma stavolta l’obiettivo non è l’alleato-avversario Matteo Salvini, ma il suo “amico” Alessandro Di Battista, l’ex compagno di vacanze in montagna. Dibba infatti sta girando l’Italia presentando il suo ultimo libro, “Politicamente Scorretto”, nel quale muove critiche alla gestione del Movimento, offrendo delle spiegazioni al crollo registrato nell’ultimo anno e che ha portato i grillini a scendere dal 32% delle politiche del 2018 al 17% delle ultime europee. Di Maio si sente nel mirino e cerca di richiamare il Movimento all’unità, sentendo vacillare sempre di più la sua leadership. Cosa accadrà a questo punto? Lo spiega in questa intervista a Lo Speciale il filosofo Massimo Cacciari. 

E’ scontro fra Di Maio e Di Battista. L’amicizia storica si è rotta definitivamente?

Non credo che quei due siano stati mai realmente amici. La loro amicizia penso fosse tutto un gioco delle parti, lo stesso che dura ancora adesso con questo scontro a distanza”.

Pensa che sia tutta una tattica studiata a tavolino e condivisa?

Entrambi, Di Maio e Di Battista, rispondono ad un’unica cabina di regia, guidata dal duo Grillo-Casaleggio. L’uno, Di Maio, deve tenere in piedi il governo rinsaldando l’asse con la Lega, l’altro deve fare il bastian contrario, sparando contro Salvini e criticando la conduzione del governo per dare voce e rappresentanza all’ala ortodossa e movimentista dei 5Stelle che è appunto in costante movimento. L’obiettivo comune è comunque quello di tenere in piedi il governo. Grillo e Casaleggio non vogliono che cada, ma devono comunque frenare le derive salviniane dell’esecutivo e portare a casa risultati. Utilizzano Di Maio in un senso, Di Battista e Fico nell’altro”.

Vede quindi un asse Di Battista-Fico in chiave anti Di Maio-Salvini?

“No, non c’è un asse. Fico e Di Battista recitano lo stesso ruolo, che è quello di fare opposizione alla Lega frenandone l’egemonia, ma non agiscono di comune accordo. Diciamo che lavorano nella stessa direzione ma non in maniera sinergica”.

Ma davvero ritiene che tutti siano in realtà delle pedine nelle mani di Grillo e Casaleggio?

“Mi pare evidente. Senza la struttura di Casaleggio il M5S nemmeno esisterebbe, e non esisterebbero neanche Di Maio, Fico e Di Battista”.

Perché non vogliono che cada il governo nonostante la caporetto elettorale?

Perché se il governo cadesse il M5S perderebbe altri voti. Sarebbe la prova provata del loro fallimento. Hanno tutto l’interesse a non staccare la spina e a fare in modo che Conte duri il più a lungo possibile. E’ l’unico modo che hanno per provare a sopravvivere. Ma ad ogni modo penso che non correranno pericoli. Il governo non cadrà, perché non è interesse di nessuno che ciò avvenga”.

Ma c’è l’Europa che preme e minaccia la procedura d’infrazione. Non pensa che le contraddizioni prima o poi possano esplodere fra l’ala europeista incarnata da Conte e Tria, e quella barricadera di Salvini e Di Maio?

“In Europa non accadrà nulla, alla fine cercheranno un compromesso con l’Italia o comunque una soluzione soft. Anche qualora dovesse partire la procedura d’infrazione vedrete che non sarà così traumatica come si pensa. Ci tratteranno come trattarono a suo tempo la Spagna e il Portogallo, con una punizione quasi simbolica. Perché alla fine non conviene neanche all’Europa tirare troppo la corda e far cadere questo governo. Farebbero soltanto il gioco dei sovranisti”.

Pensa che il lavoro diplomatico del premier Conte possa quindi portare buoni frutti?

Conte in Europa non conta nulla. L’Italia aveva un peso quando era rappresentata da personalità autorevoli come Prodi o come Monti, oggi non è minimamente considerata. L’unica vera figura che ancora ci dà prestigio è Mario Draghi, finito lui non ci sarà più nessuno”.

Quindi la strategia di Conte di infilarsi nella partita in corso per la definizione dei nuovi assetti europei, provando a dettare le sue condizioni, sarebbe inutile?

Non è inutile, ma non sarà nemmeno efficace. Alla fine un commissario Ue dovranno darcelo, tanto quello non si nega a nessuno. E detto fra noi fare il commissario europeo non serve a niente se non si occupano i ministeri chiavi dell’Economia. Quindi mi pare del tutto inutile anche questa discussione su chi dovrà o meno andare a ricoprire quella casella”.

Salvini però sembra ricoprire un ruolo di primissimo piano nel fronte dei sovranisti al punto che la presidenza del gruppo a Strasburgo è andata ad un italiano. Pensa che questo non avrà ripercussioni nei futuri rapporti con l’Italia?

Salvini è l’unico che può giocare da leader in Europa. Anche se fortunatamente non c’è stata l’avanzata dei sovranisti da tutti temuta, è altresì vero che i populisti comunque hanno una discreta rappresentanza parlamentare e un peso non indifferente. La loro voce non potrà restare inascoltata e le forze che dovranno governare la Ue nei prossimi cinque anni non potranno non cambiare direzione di marcia, rivedendo anche le politiche portate avanti fino ad ora e che si sono rivelate del tutto fallimentari. Se l’Europa non cambierà, allora la temutissima onda sovranista sarà stata soltanto ritardata”.

Intanto Salvini è volato negli Usa. Pensa anche lei che sia andato a ricevere benedizioni e appoggi da Trump?

“Mi pare evidente, ma tenga conto che il disegno del presidente Usa è molto chiaro ed è quello di indebolire la Ue, che poi in sostanza è lo stesso progetto di Putin. Salvini, così come la Le Pen, possono favorire questo obiettivo e sono quindi guardati con favore da Trump. Anche se poi nei fatti mi pare che questi sovranisti non è che abbiano proprio una posizione così chiara ed univoca sull’Europa”. 

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