Ong vs governo italiano. Ecco il loro progetto

Politica

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Qual è la strategia delle Ong? Salvare le vite umane? Forse, ma non solo.

Flirtare con gli scafisti? Limitativo. Non bastano i sospetti o le demonizzazioni a comprendere la loro mission. Ma una cosa è certa: la recente accelerazione delle provocazioni e delle violazioni nei confronti delle leggi italiane, fa pensare.

I casi di Carola, della Mediterranea e di Alan Kurdi, a cominciare dalla Diciotti, hanno il medesimo filo-conduttore.
Che le Ong esprimano una concezione globalista umanitaria è noto. Per loro conta unicamente l’interpretazione a senso unico del diritto internazionale; per loro conta il primato dell’umanità sulle regole degli Stati.

Ed è indubbio che da tempo si stia profilando uno scontro che di fatto vede opporsi l’idea dello Stato sovrano (si pensi all’Italia) che ha una sua linea circa la gestione dei migranti, una sua linea sulla sicurezza, sui confini; all’idea di un universalismo solidale che pensa di governare la migrazione ormai non più legata alla mera fuga dalle guerre, ma un’immigrazione economica, climatica, insomma biblica, ignorando il diritto nazionale e le frontiere.

Poi, quando tali organizzazioni trovano (ad esempio, la vicenda della Capitana, eroina ed icona della sinistra, e non solo), un fronte politico pronto ad appoggiare i loro atti di forza, e una magistratura vicina a questa concezione e impostazione, il gioco è fatto.

Da noi, per interessi o per deformazione secolare, lo sappiamo bene, un tema purtroppo non è mai collettivo punto e basta: è prima ideologico, di destra, di sinistra, infine di tutti. E quindi, mai trattato con obiettività.

Ma l’accanimento nei confronti dell’Italia, in questo particolare momento storico, in presenza di un governo, come quello giallo-verde, percepito come atipico per i poteri forti Ue, come ostile per le lobby tradizionali, come nemico oggettivo della visione globalista, liberal e radical (la società multiculturale, il cittadino del mondo), la dice lunga. E non crediamo che sia solo il problema di sfilare i grillini da Salvini.

Basta analizzare i soldi di cui godono le Ong. Se uniamo finanziatori, attivisti, capitani, amici e simpatizzanti, sono tutti dentro un pensiero unico: formalmente umanitario, sostanzialmente figlio di un progetto: l’etno-sostituzione dei popoli. A popoli vecchi, alle civiltà ritenute usurate, in crisi culturale e fisica (la denatalità), si deve obbligatoriamente rispondere con l’innesto massiccio, lavorativo, sociale, fisico di altri popoli.

Con due obiettivi: la sopravvivenza dell’Europa (un’altra Europa, solo geografica), e l’omologazione delle genti, la fine delle identità storiche, culturali, religiose dei paesi ospitanti e dei paesi d’origine dei migranti, e l’avvio di un continente ibrido, inteso soltanto come suolo (da qui lo ius soli), come lavoro, e non come tradizione. In pratica, tutti ingranaggi del medesimo modello economico. Tutti condannati a consumare e ridotti a merce.

L’accanirci contro l’Italia, infatti, è significativo: primo, perché è un punto geograficamente nevralgico di passaggio, e perché ha frontiere deboli e molto esposte ai flussi migratori; secondo perché se il metodo-Salvini dovesse affermarsi, sarebbe un freno per l’etno-sostituzione.

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