Governo, Salvini pensa a staccare la spina. Intanto si è “staccato” Giorgetti

Politica

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Giancarlo Giorgetti ha rinunciato alla prospettiva di una candidatura da commissario europeo, e lo ha comunicato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di un colloquio durato circa venti minuti al Quirinale. 

Il nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio come commissario Ue era stato lanciato all’indomani delle elezioni europee che hanno segnato il trionfo della Lega in Italia e il sorpasso sul M5S. Giorgetti alla fine piaceva a tutti, in particolare proprio al Capo dello Stato, incarnando l’anima istituzionale del partito di Salvini, quella più conciliante e meno barricadera, soprattutto nei confronti dell’Europa. Non a caso Giorgetti, nei giorni  in cui il suo nome era iniziato a circolare, aveva preso le distanze in modo dirompente dagli anti-euro del suo stesso partito, criticando la proposta dei minibot di Claudio Borghi.

L’unico nome, quello di Giorgetti, forse in grado di conciliare due esigenze che rischiavano di scontrarsi: riconoscere alla Lega il diritto di esprimere il commissario europeo in virtù dei voti ottenuti alle elezioni, e nel contempo rassicurare la Ue preoccupata dall’avanzata dei sovranisti.

Nelle ultime ore però la situazione è precipitata. Fonti ben informate riferiscono che Giorgetti avrebbe voluto un voto favorevole della Lega nei confronti di Ursula Von der Leyen alla presidenza della Commissione Ue, trovandosi spiazzato dalla decisione di Salvini di votare contro dopo aver inizialmente manifestato un’apertura di credito.

A spiazzarlo ulteriormente anche il fatto che, la nomina dell’ex ministra tedesca, ha potuto ottenere la ratifica dell’Europarlamento grazie al voto dei deputati italiani dei 5Stelle, che si sono rivelati alla prova dei fatti decisivi. Operazione questa che ha messo per l’ennesima volta in crisi la maggioranza gialloverde.

Ora resta da capire se: la mossa di Giorgetti è contro il suo stesso partito e vale come un segno di protesta per la posizione assunta sulla nomina della Von der Leyen; se è determinata dalla consapevolezza che,dopo quanto avvenuto, difficilmente la presidente della Commissione sarà disponibile ad avere un leghista, preferendo invece un esponente grillino; oppure, intuendo che il governo ha ormai i giorni contati, Giorgetti preferisce rimanere in Italia?

Quale delle tre ipotesi è la più credibile? Alla fine forse la decisione del sottosegretario è la sintesi di tutte quelle messe in campo. Certo è che, se si andrà ad elezioni anticipate, Giorgetti potrebbe non trovarsi troppo in sintonia con Salvini sulle alleanze e sul programma di governo, visti i suoi malumori nei confronti dell’euroscetticismo dei vari Borghi, Bagnai, Rinaldi ecc.

Per quanto riguarda la crisi di governo Luigi Di Maio tenta di fare il pompiere gettando acqua sul fuoco: “Escludo che possa esserci una crisi, mi hanno sempre insegnato male non fare paura non avere: abbiamo da realizzare riforme importanti” ha detto intervenendo ad Agorà Estate: “L”unica cosa che dico – aggiunge – è che è meglio vedersi, anzichè parlarsi, è giusto che ci incontriamo, che chiariamo e andiamo avanti, oggi, perchè oggi c’e’ il consiglio dei ministri ed il tavolo autonomia”. Che Salvini però ha già fatto sapere con largo anticipo diserterà.

Il leader leghista al momento ha lanciato segnali di guerra ma sul fatto che stacchi la spina nelle prossime ore persistono forti dubbi. Il ministro dell’Interno sarebbe effettivamente tentato di far saltare il banco e andare ad elezioni anticipate sfruttando il momento di massimo gradimento che sta vivendo. Ma non vorrebbe assumersi in prima persona l’onere della crisi. 

Le prossime ore saranno decisive da questo punto di vista. Ma nel Carroccio sono in molti a ritenere che, andare avanti con il governo, ormai è come praticare un accanimento terapeutico.

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