Autonomia, Salvini rischia il bivio: salvare il governo o la Lega?

Politica

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Il premier Giuseppe Conte ha inviato una lettera aperta al Corriere della Sera per replicare agli attacchi dei governatori di Lombardia e Veneto Fontana e Zaia sulla questione  dell’autonomia regionale. I due hanno infatti annunciato che non firmeranno l’accordo con il governo se le condizioni resteranno quelle annunciate.

Conte, rivolgendosi direttamente ai cittadini lombardi e veneti, ha specificato che questa “non è una bandiera regionale da sventolare, ma una riforma che farà bene a voi e all’Italia intera”. Poi ha detto che gli piacerebbe mettere in votazione la riforma “già alla prossima riunione del Consiglio dei ministri”.

Ma quello che al momento appare uno scontro ristretto al capo del governo e ai due governatori delle regioni in cui un referendum ha sancito a maggioranza la volontà dei cittadini di avere un’autonomia differenziata, rischia di spaccare seriamente il partito di Matteo Salvini.

Pochi danni ha fatto a suo tempo l’abbandono dell’ex sindaco di Verona Flavio Tosi in polemica con l’accordo fra la Lega e il Fronte Nazionale di Marine Le Pen. Adesso il cosiddetto “fronte del nord” rischia veramente di esplodere.

Che nel Carroccio ci siano forti malumori per la scelta di Salvini di trasformare la Lega in partito nazionale di stampo sovranista è cosa nota, e che fra gli scontenti vi siano i governatori del “nord”, parola scomparsa dal simbolo del partito, è altrettanto noto.

Ma fino ad oggi, a parte le sparate di un debolissimo Bossi, da tempo uscito di scena a causa di seri problemi di salute, il malessere era rimasto contenuto proprio grazie alla garanzia di concedere a Lombardia e Veneto, e di conseguenza anche alle altre regioni italiane, l’autonomia differenziata prevista dalla Costituzione e che è contemplata anche nel contratto di governo fra la Lega e il M5S.

Il problema è che la proposta di autonomia offerta dal premier Conte è una versione riveduta, corretta e molto “annacquata” di quella votata dagli elettori lombardi e veneti tramite referendum, una sorta di “contentino” che Fontana e Zaia non sono disponibili ad accettare.

E senza autonomia viene meno anche quella sorta di “patto interno” al Carroccio che fino ad oggi ha permesso a Salvini di guidare il gioco praticamente da solo e senza voci critiche. 

Insomma, se lo scontro fra il governo e i governatori nordisti dovesse degenerare senza la possibilità di un’intesa, a quel punto per Salvini si potrebbero presentare due rischi.

Potrebbe trovarsi seriamente costretto a dover staccare la spina al governo per mantenere la Lega unita evitando la frattura con l’asse del nord e sfruttando la mancata concessione dell’autonomia regionale come ottimo pretesto per tornare alle elezioni risolvendo il contratto di governo. 

Oppure mantenendo l’alleanza con i 5Stelle e il governo in piedi, il pericolo concreto è che prenda corpo e forma una fronda interna al Carroccio che potrebbe anche valutare l’ipotesi di una scissione per andarsi a ricongiungere ad una Forza Italia morente, che avrebbe tutto da guadagnare da un’operazione del genere: che Berlusconi non mancherebbe di agevolare.

E chi potrebbe guidare questa fronda? Forse Giancarlo Giorgetti, il rappresentante dell’anima istituzionale e moderata della Lega e legato da sempre proprio all’asse dei governatori? Colui che fino ad oggi ha fatto da collante fra la “vecchia lega”, quella dei Maroni e degli Zaia, con la nuova di Salvini?

Il fatto che Giorgetti si sia chiamato fuori dalla corsa alla Commissione europea è forse un altro possibile indizio in direzione di scenari a tinte fosche per il Ministro dell’Interno?

 

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