Autonomie. Nel duello tra Salvini e Di Maio lo scontro tra Italie opposte

martedì, 23 Luglio 2019
2 minuti di lettura

Se tra Salvini e Di Maio la nuova politica si fa ormai a colpi di tweet, tra il premier Conte e i governatori interessati si fa a colpi di lettere aperte al Corriere della sera.

Tutti parlano a nuora perché suocera intenda. Nessuno che si confronti senza clamore mediatico.
Il tema è scottante e datato: l’autonomia. Figlio di un passato che non tramonta mai e che affonda le sue radici nel Risorgimento, come impianto statuale incompiuto.

Siamo un paese centralista o decentrato, federalista o presidenzialista? E come se non bastasse, di repubbliche ne sono state annunciate almeno tre, e l’unica riforma degna di nota, quella del titolo V della Costituzione, partorita dalla sinistra nel 1999, ha solo complicato le cose. Tra patti della crostata, devolution bocciate e bicamerali abortite, ogni governo rischia di inciampare: Renzi docet.

Ne sa qualcosa pure Conte che si è visto piombare addosso il “no” dei governatori Zaia e Fontana, regnanti incontrastati del lombardo-veneto, che minacciano di non firmare nulla se il lavoro sull’autonomia espresso dal governo, voluto dalla Lega e corretto in modo “offensivo” dai 5Stelle, dovesse rivelarsi un compromesso al ribasso.
Lombardia e Veneto, come da tanti anni, pretendono un’autonomia, tipo regioni a statuto speciale, mentre l’Emilia Romagna, evidentemente più simpatica ai grillini, si accontenterebbe di una versione più morbida e quindi, più fattibile, praticabile.

Il giorno decisivo sarà giovedì, con i testi delle tre intese tra l’esecutivo e le regioni apripista della fase federalista a confronto, mentre oggi e domani saranno spesi per incontri propedeutici tra ministri competenti (Bonisoli, Stefani), con l’obiettivo di tentare di sciogliere i nodi.
Come se non bastasse, l’argomento è stato caricato di significati politici, dentro le eterne liti tra Dioscuri, con un Conte sempre più forte e motivato a giocare una partita istituzionale fondamentale, supportata anche dal recente appoggio del Colle.

Innanzitutto ha rimesso in riga sia Salvini (che anche su questo ha minacciato il voto), sia i governatori leghisti: le discussioni, gli incontri, i tavoli, si fanno nelle sedi opportune e poi, la comunicazione deve essere corretta, non demagogica, non legata a messaggi in codice.
E’ noto che Zaia e Fontana avevano parlato di cialtronata a proposito delle correzioni di Palazzo Chigi.

Ma il diverbio sui titoli e sui capitoli della riforma non è facilmente superabile. Ad esempio, la scuola, l’istruzione regionalizzata, con relative assunzioni e stipendi diversificati per i professori, saranno un pasto sicuramente indigeribile per Di Maio, che non vuole cedere sul fondo perequativo che riequilibra in senso solidale e nazionale quelle differenze di gettito fiscale che dovrebbero incamerare le regioni più ricche.

E’ un’idea di Italia che costringe allo scontro Salvini e Di Maio: l’Italia della meritocrazia, della competizione, anche a costo di istituzionalizzare le distanze storiche tra cittadini, contro l’Italia della solidarietà, della giustizia sociale, dell’uguaglianza democratica, anche a costo di eternare il ritardo delle regioni meridionali. Chi vincerà?

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.